I pensieri di Zì ‘Ntonie per chi vuole salvarsi dai miti del moderno

Donato De Francesco pubblica con lo pseudonimo di Elìaba un nuovo capitolo del suo corso di filosofia contadina
PESCARA. Torna a parlare Zì’ Ntonie, di «cultura cittadina e perversioni moderne», ed anche se «è morto qualche anno fa a poco più di cento anni» ed è «un personaggio che non fa storia», la «inesplorata saggezza» della sua sapienza contadina rivive nel libro “Fuori dal baratro”, pubblicato di recente da I libri di Emil (Odoya, Bologna, www.ilibridiemil.it), dopo il successo da terza ristampa di “Così parlo Zì ‘Ntonie”. A firmarlo è sempre Elìaba, il “filosofo contadino abruzzese"”, all'anagrafe Donato De Francesco, classe 1931, ex tecnico Rai e sindaco di Sant'Eusanio del Sangro (Chieti) nel decennio '65-'75. Anche in questo secondo volume ha voluto condensare le sue pluriennali meditazioni sulla bellezza e sulla profondità della vera cultura di cui l’umanità dispone, come scrive, ovvero la cultura contadina.
Un libro (384 pagine a 19 euro), atteso da un pubblico di lettori fedeli al precedente titolo, il quale ha appassionato con la sua portata di saggezza semplice, genuina e veritiera, che sarà presentato oggi a Roma, nella sala degli Atti parlamentari del Senato, con l'intervento di Paolo De Lucia, docente dell'Università di Genova, di origine giuliese, e autore della presentazione che introduce alla lettura. Con una visione pragmatica e arguta, la filosofia di «Zì ’Ntonie l’analfabeta», snocciolata da Elìaba nei cinque capitoli che compongono questa sorta di dialogo che è “Fuori dal baratro”, tenta di scardinare «i miti fondativi del modernismo, mettendo sotto accusa tutto il sistema politico-culturale che governa l’attualità, responsabile di disastri ambientali, di caos sociale e di induzione dell'umanità all'autodistruzione». Una versione riveduta ed ampliata del fortunato “Così parlo zi ‘Ntonie”, pubblicato nell'ultima edizione del 2013 da Europa Edizioni, ma dato alle stampe per la prima volta nel 2008, che, come recita l'avvertenza che apre il volume, «è stata scritta esclusivamente per coloro che sono in profonda crisi di identità, in quanto - se laici - non si riconoscono e si sentono sempre più a disagio in questa società consumistica ma ormai priva di valori e in evidente irreversibile disgregazione; e - se credenti - non si riconoscono né si sentono a proprio agio in questa Chiesa ormai in gran parte secolarizzata e priva di autentica fede». Un libro che mette sotto accusa la storia, che ha tramandato una serie di eventi anomali e insoliti prodotti da avventurieri assetati di potere e privilegi omettendo di raccontarci gli effetti nefasti degli stessi eventi sul resto dell'umanità che di quegli eventi era vittima - come sottolinea l'autore - e che mette sotto accusa la chiesa, la quale invece di darci una testimonianza coerente del Messaggio che andava annunziando, ha degradato il Vangelo a inerte dottrina, ossia a pura ideologia che induce i seguaci a pensare bene e a razzolare male. Un libro che mette sotto accusa anche la Ragione la quale, camuffandosi da spirito, ha ridotto l'uomo a una macchina, a merce, pronto a vendersi al miglior offerente per sopravvivere, parola di Elìaba o meglio di Zì 'Ntonie. «Se c’è un principio sul quale le filosofie di tutti i tempi e di tutti i Paesi sono d’accordo, è che esistono fondamentalmente due tipologie di pensiero: il pensiero logico-dialettico-descrittivo, ed il pensiero mistico-intuitivo-invocativo. Ma è il secondo ad attingere alla vera profondità dell’essere e delle cose» scrive il professor De Lucia nella presentazione al testo. «Una considerazione adeguatamente integrale dell’essere e delle cose richiede di mettere a posto queste ultime servendosi del primo registro, dove necessario, e del secondo registro, quando necessario. È ciò che la cultura contadina ha sempre fatto: applicando sapienze millenarie alla fruttificazione di terreni e piante, nonché alla promozione della fecondità del bestiame, ed elaborando un formidabile sapere mitopoietico per attingere alle meraviglie della natura, di questo mondo, dei mondi invisibili, e del divino. Ed è quanto si comprende leggendo le ispirate parole che Elìaba ha consegnato alle pagine di questo nuovo volume».
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