I registi Oscar italiani alla Festa di Roma «Ecco i film più amati»

24 Ottobre 2016

ROMA. «Il cinema è una stanza dei giochi dove i giochi li devi prendere tutti, non puoi scegliere». Parola di Paolo Sorrentino, uno dei cinque premi Oscar protagonisti di Cinque mondi, il...

ROMA. «Il cinema è una stanza dei giochi dove i giochi li devi prendere tutti, non puoi scegliere». Parola di Paolo Sorrentino, uno dei cinque premi Oscar protagonisti di Cinque mondi, il documentario di Giancarlo Soldi, che ha debuttato, ieri, alla Festa del cinema di Roma. Un viaggio fra i film con cui i cinque hanno iniziato ad amare la settima arte da bambini, i grandi maestri del cinema italiano che li hanno «nutriti e ispirati», fino al loro debutto. Ritratti, che offrono molti punti di contatto, tessuti insieme da scene e immagini di backstage (più varie altre sorprese) di grandi titoli. Tra gli altri, Ben-Hur (o Ruh-Ben come lo chiamava Benigni, avendolo visto da bambino da dietro lo schermo, in un'arena, non avendo i soldi per il biglietto) Pane, amore e..., Mio figlio Nerone, Marisa la civetta, Umberto D, La notte, Miracolo a Milano, Nuovo cinema Paradiso, I vitelloni, Bellissima, Rocco e i suoi fratelli, Il sorpasso, Accattone.

Fra le suggestioni comuni, il cinema di Federico Fellni. «Non mi è mai interessata la verosimiglianza, mi piaceva quando c'era il magico con il quotidiano, e in Italia tutto questo è Federico Fellini», dice Benigni. La dolce vita ha fatto venire la voglia di fare cinema a Bernardo Bertolucci: «Fellini ha creato mondi che non esistevano, in quel film annunciava cose della realtà che ancora non c'erano». Tra gli altri “papà ideali” più citati De Sica, Antonioni, Germi, Leone e i maestri della commedia all'italiana. Venendo ai loro mondi, Bertolucci cerca «di guardare con le orecchie, ascoltare con gli occhi; amo le contaminazioni». L'autore di Novecento, è stato per questo «un mangiatore di film notevole, ora sono un mangiatore di serie».

Per il cinema di Tornatore, Salvatore Giuliano di Francesco Rosi è stata decisivo: «Vedevo la gente muoversi e parlare come facevano intorno a me. Riconoscevi un mondo che conoscevi bene e allo stesso tempo il film ti insegnava cose di quel mondo che non avevi capito».

Sorrentino si dice non alimentato «dal sacro fuoco dell'impegno civile ma del mistero, e sono fortunatamente nato nel paese giusto, l'Italia è un Paese molto misterioso». È »al centro di traffici importanti, è un covo di segreti. Da qui nasce la curiosità di andare a mettere il naso dentro temi come la mafia, la politica, o il vivere quotidiano».

Il cinema per Salvatores «non è solo la voglia di raccontare una storia ma l'esigenza di fare i conti con te stesso, far vedere anche le tue ombre, li tuoi fantasmi proiettati su quella parete».

Parte del documentario sarà utilizzata in una videoinstallazione all'interno del Nuovo Museo Italiano del Cinema e dell'Audiovisivo, voluto dal ministro Dario Franceschini e affidato a Istituto Luce-Cinecittà con la collaborazione dei più grandi Archivi, Scuole di cinema e realtà formative e produttive italiane, che aprirà i battenti nella primavera del 2017 all'interno di Cinecittà.

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