I Ricchi e Poveri: siamo rinati con Sanremo e non ci fermiamo qui

28 Maggio 2024

Esce il nuovo singolo “Aria”: «Il pezzo giusto per l’estate» Al via anche il tour: «I giovani hanno un loro linguaggio» 

Con la partecipazione all'ultimo Festival di Sanremo, i Ricchi e Poveri sembrano aver ritrovato una nuova dirompente energia e un nuovo sprint, dopo oltre cinquantacinque anni di carriera, ventidue milioni di dischi venduti nel mondo e trenta album pubblicati.
Dopo il brano sanremese “Ma non tutta la vita” che ha stregato anche i più giovani (su Spotify sono gli artisti che hanno partecipato al festival della canzone italiana con più ascoltatori mensili), Angelo Sotgiu e Angela Brambati sono pronti a mettere un’ipoteca sul prossimo tormentone estivo con il brano “Aria” (DM Produzioni, su licenza Carosello Records), uscito sulle piattaforme digitali ieri, 27 maggio e che sarà in radio da venerdì 31 (ma c’è stata anche una anteprima il 24 scorso su TikTok, dove hanno raccolto risultati sorprendenti).
«È il pezzo giusto per continuare l’avventura Sanremo», raccontano i due artisti a Roma, dove hanno tenuto l’ultimo dei concerti anteprima in vista della tournée estiva che li porterà in giro per dieci tappe tra luglio e agosto. «“Aria” è un pezzo che potevamo vestire benissimo per l’estate». Settantotto anni lui, uno e mezzo in meno lei,”la brunetta dei Ricchi e Poveri”, i due spiegano così il segreto del loro successo che ha attraversato i decenni. «Ci divertiamo ancora molto e ci sentiamo molto vicino ai giovani. Dentro di noi ci sono bambini che non invecchieranno mai e rimarranno sempre giovani».
Non nascondono che ad un certo punto la loro stella luminosa si era offuscata: «Erano 35-40 anni che non vincevamo un disco di platino, arrivato ora con “Ma non tutta la vita”», ricordano. «Dalla gara di Sanremo, per scelta e per mancanza di condizioni e brani giusti, mancavano da trentadue anni. Eravamo rimasti anche senza casa discografica e ci eravamo dedicati soprattutto all’attività live. Ora», aggiungono con un grande sorriso, «ci sentiamo rinati, in questa ripartenza a due. Siamo tornati ragazzini».
Di vicissitudini ne hanno vissute tante, tra le ultime l’addio al gruppo di Franco Gatti nel 2016 e la sua scomparsa sei anni dopo. «Non abbiamo mai pensato di dire basta al progetto Ricchi e Poveri», raccontano Angela e Angelo. «Lo stesso Franco quando si ritirò per motivi familiari si raccomandò di continuare. Questa è la nostra vita, la nostra strada. Non è nelle nostre intenzioni smettere». Come non è nelle loro intenzioni smettere di girare il mondo: «Ci aspettano in Spagna, in Sud America. Dobbiamo registrare “Ma non tutta la vita” e anche “Aria” in spagnolo e poi andremo».
“Aria”, scritta e composta da Edwyn Clark Roberts, Cheope, Stefano Tognini, Alessandro La Cava e co-prodotta da Zef ed Edwyn Clark Roberts, dalle sonorità dance e dal ritornello immediato, invita a cogliere le occasioni, assecondando il destino e a rispettare le scelte di ognuno. «Ci vogliamo innamorare? Innamoriamoci, ma se il rapporto non va bene dobbiamo essere liberi di decidere di restare o di volare via», spiegano i Ricchi e Poveri, affidandosi al team di autori con il quale stanno lavorando e «che ci piace molto. Oggi, in un mondo discografico cambiato radicalmente», spiegano, «puntiamo più ai singoli che non a un album, che magari arriverà più avanti», dicono ancora i Ricchi e Poveri, che pur mantenendo la loro cifra di leggerezza e divertimento, guardano incuriositi alla musica di oggi. «È giusto che ci sia un’evoluzione, come in tutte le cose. I ragazzi devono poter dire la loro sul modo di vivere, di amare», osserva Angela Brambati. «La critica ai testi? È il loro linguaggio», risponde Angelo Sotgiu, «noi cerchiamo di non seguire questo linguaggio, ma sono giovani e voglio dire cose a modo loro. Non si può tappar loro la bocca». Vicini ai giovani («abbiamo lavorato tanto per questo»), alla domanda su chi vedono come Ricchi e Poveri del futuro non si sbilanciano: «Ci vogliono 50 anni di storia per diventare come noi, bisogna darsi da fare, superare la fatica e non arrendersi mai. E poi prepararsi anche alle delusioni: magari vinci un talent, ma può succedere che domani è sparito tutto. La forza sta nell’affrontare le difficoltà con serenità e accettare le sconfitte con un sorriso». Vicini ai giovani, lontani invece dalla politica: «Abbiamo sempre cantato per tutti, perché la musica appartiene a tutti. Ci siamo esibiti davanti a tanti politici, ma non sappiamo neanche chi fossero». A pescare indietro nei ricordi, spunta anche l’Eurovision Song Contest, o Eurofestival come lo chiamano loro. «Era il 1978 e per l’Italia non era una manifestazione tanto interessante, perché erano terrorizzati di vincere e quindi di doverla poi organizzare. Noi siamo andati con due discografici a Parigi, gli inglesi con 24 persone e facevano regali a tutti. Insomma, eravamo soli e abbandonati».