I Rolling Stones a Cuba è arrivata la rivoluzione della musica rock

La band inglese si è esibita davanti a 450 mila fan in delirio La blogger dissidente Sanchez: siamo entrati nel XXI secolo
di Giuliano Di Tanna
«Ciao Avana, e buonasera alla mia gente cubana»: con queste parole Mick Jagger ha aperto il concerto gratuito che i Rolling Stones hanno offerto, venerdì sera, nella Ciudad Deportiva della capitale di Cuba, uno show simbolo del disgelo politico nell'isola, al quale hanno assistito 450mila fan in delirio. Era la prima volta che i Rolling Stones si esibivano a Cuba. Quando i Barbudos comandati da Fidel Castro presero il potere nell’isola caraibica, nel 1959, mancavano ancora tre anni alla nascita della band britannica che, insieme ai Beatles, più di ogni altro artista, ha segnato la rivoluzione culturale e musicale degli anni Sessanta. Il delirio dei fan è iniziato da subito, non appena Keith Richards e Ron Wood hanno attaccato il riff iniziale del brano di apertura della serata, Jumpin’ Jack Flash. Per l'occasione, gli Stones hanno portato all'Avana lo show già collaudato nel trionfale tour sudamericano chiusosi pochi giorni fa in Messico.
La band ha presentato un set di 18 canzoni, gran parte classsici degli anni Sessanta e Settanta, l’epoca d’oro del gruppo. Eccole: Jumpin’ Jack Flash; It’s Only Rock ‘n’ Roll (But I Like It); Tumbling Dice; Out of Control; All Down the Line; Angie; Paint It Black;“Honky Tonk Women; You Got the Silver; Before They Make Me Run; Midnight Rambler; Miss You; Gimme Shelter; Start Me Up; Sympathy for the Devil; Brown Sugar; e, per bis, You Can’t Always Get What You Want e Satisfaction.
Per un'intera generazione di fan cubani del rock, i Rolling Stones sono stati un sogno proibito per decenni nell’isola del regime comunista. Per i più giovani, comunque più numerosi nel pubblico, la sorpresa di una scoperta. La blogger dissidente Yoani Sanchez ha riassunto questo sentimento chiedendosi se questa settimana che si chiude - che ha visto l'Avana sconvolta prima da Obama e ora dagli Stones - «non sarà mica quella in cui noi cubani riusciamo a intrufolarci nel secolo XXI?».
Dopo aver visto passeggiare in diretta per le strade dell'Avana Barack Obama, una Cuba che quasi ancora non ci credeva si era preparata al mega-concerto dei Rolling Stones. Appena due settimane fa circa 400 mila ragazzi hanno ascoltato in delirio nella piazza dall'emblematico nome 'Tribuna Antimperialistà i Major Lazer: l'intreccio musica e transizione è in altre parole di grande attualità nell'isola dei Castro.
In un articolo dal titolo “Il bacio di Mick Jagger”, di qualche mese fa, Yoani Sanchez aveva sottolineato che «la Cuba del futuro potrebbe mettersi in marcia» proprio con un concerto degli Stones, risaltando così l'importanza quanto meno a livello simbolico del concerto. «A Cuba non abbiamo avuto modo di ascoltare Michael Jackson oppure Whitney Houston, mentre Freddie Mercury è morto senza aver suonato nell'isola. E quando i Beatles si sono sciolti ascoltare musica in inglese veniva considerato “deviazionismo ideologico”», ha scritto Yoani Sanchez, precisando che ora «i cubani sono sul punto di recuperare, almeno in parte, quanto si sono persi in questi anni: l'emblematica boccaccia di Jagger è finalmente tra di noi».
Questi . sono stati giorni mai visti finora per i cubani, soprattutto per i più giovani e gli adolescenti, per i quali è la musica ad avere un ruolo centrale nella vita. E d'altro lato, i mezzi di informazione ufficiali del regime hanno dato ampio spazio al concerto. Alla vigilia, Cubadebate, il sito web ufficiale dell'Avana, aveva ricordato, per esempio, che gli Stones avrebbero suonato gratis: «Siamo sicuri che il popolo cubano andrà a vedere Jagger con l'entusiasmo e la disciplina che ci caratterizza. L'unico gruppo cubano che salirà sul palcoscenico ad accompagnare Jagger sarà il coro Entrevoces diretto da Digna Guerra». Insomma, le manifestazioni anti Usa che avevano tenuto banco, per decenni, nelle piazze dell'Avana hanno lasciato il posto ad altri raduni. La fine dell’embargo economico segna anche la fine delal quarantena culturale.Dalla revoluciòn comunista a quella del rock and roll il passo non è stato breve, ma ora è finalmente compiuto.
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