I sessant’anni di Pazienza, genio del fumetto

23 Maggio 2016

Un sito internet e l’opera omnia in volume per il disegnatore che studiò a Pescara scomparso nel 1988

PESCARA. Oggi Andrea Pazienza avrebbe compiuto 60 anni. Ne sono passati 28, da quel 16 giugno 1988 quando, a soli 32 anni, se n'è andato lasciando la traccia indelebile di uno dei geni più dirompenti del fumetto contemporaneo. In coincidenza con i 60 anni di Paz, per la prima volta la sua opera omnia viene raccolta in volume, più o meno un mese fa è stato aperto il sito ufficiale, www.andreapazienza.it, messo in rete «per rendere stabile la divulgazione del lavoro di Andrea attingendo a tutte le fonti possibili», come ha detto la moglie, Marina Comandini. Ciò che continua a colpire dell'opera di Pazienza è la sua capacità di essere contemporanea mantenendo intatta la sua componente visionaria. . Nato a San Benedetto del Tronto, nelle Marche, il 23 maggio 1956, figlio di un insegnante di educazione artistica, Andrea Pazienza cresce in Puglia nella città natia del padre, San Severo. A dodici anni va a studiare a Pescara (che ieri lo ha celebrato con una giornata di letture e mostre) dove frequenta il liceo artiostico. Inizia a disegnare i suoi primi fumetti e a dipingere: nel 1973, a 17 anni, espone i suoi lavori in mostre collettive e personali. Nel 1974 la svolta: si iscrive a Bologna al Dams che frequenta saltuariamente e che lascia a due esami dalla laurea. Vive in pieno e con fervore gli anni della contestazione bolognese legata al movimento studentesco del ’77 e li inserisce come sfondo nel suo primo fumetto, quello che lo rivelerà al mondo, Le straordinarie avventure di Pentothal, pubblicato su Alter Alter nel 1977.

Grazie a un talento, una tecnica, una fantasia e un'inventiva narrativa miracolosi, il suo lavoro copre un arco espressivo enorme: basta pensare alle sue avventure come fondatore di riviste chiave per la storia del fumetto italiano come «Cannibale» e «Frigidaire», ai suoi eroi-icone come Penthotal e Zanardi (ancora oggi le sue battute sono citatissime), al «suo» Pertini, «ultimo esemplare di una razza di uomini duri ma puri come bambini», lo straziante Pompeo, le formidabili vignette, le favole e le filastrocche per i bambini, Riccardo Stella, l'Investigatore senza nome. Per non dire delle sue opera da pittore, i manifesti per il cinema, per esempio«La città delle donne» di Fellini e le copertine degli album, come «Robinson» di Roberto Vecchioni.

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