I Solisti di Kiev in lacrime: «L’Ucraina soffre, aiutateci»

Tutti in piedi a Teramo per il concerto della prestigiosa formazione cameristica «Duro suonare con i nostri cari sotto le bombe. Serve tutto, dal cibo alle armi»
Suonare con le lacrime agli occhi e il cuore in tumulto, col pensiero ai propri cari e al proprio Paese. Le note di compositori ucraini e italiani hanno affratellato lunedì sera a Teramo i Solisti di Kiev e il pubblico, altrettanto commosso, presente numeroso nella sala polifunzionale della Provincia.
Il National Chamber Ensemble Kyiv Soloists, prestigiosa formazione cameristica della capitale ucraina, ha aperto con Francesco Di Rosa, primo oboe solista dell’Orchestra dell’Accademia di Santa Cecilia, la seconda parte della 44ª stagione concertistica della Società Primo Riccitelli, diretta da Nazzareno Carusi. Un impegno che i musicisti ucraini, giunti in Italia poche ore prima dell’offensiva russa, hanno voluto rispettare, per diffondere con la musica un messaggio di pace.
IL CONCERTO è stato preceduto dal saluto della presidente della Riccitelli, Alessandra Striglioni ne’ Tori, e del sindaco di Teramo e presidente Anci Gianguido D’Alberto. Il programma è stato modificato fin dal sofferto esordio del 25 febbraio a Montegranaro, cittadina natia di Di Rosa. I musicisti ucraini, formazione d’archi di 15 elementi, hanno sostituito la Variazione su un tema di Ciaikovski del russo Arenskij con due pagine di compositori ucraini, “Melody” di Skoryk e la Sinfonia in do maggiore di Berezovskij. Inoltre, in apertura di concerto i Solisti di Kiev, lungamente applauditi, hanno eseguito l’Inno nazionale ucraino, con tutta la sala in piedi in un’atmosfera di commossa partecipazione. Poi pagine del barocco italiano magistralmente eseguite, il Concerto per oboe in re minore di Albinoni e il Concerto per oboe in la minore di Vivaldi. In chiusura, prima del sottofinale col tema di Morricone dal film “Mission”, brani di autori contemporanei, il Concerto per archi di Nino Rota e il prezioso Concerto n.3 per oboe e archi del compositore vastese Raffaele Bellafronte, presente e applaudito a Teramo, che partecipa all’intera tournée, e che con i Solisti di Kiev ha un reciproco afflato, tanto che oltre a una tournée insieme quattro anni fa si conta pure un loro concerto monografico a Kiev con musiche dell’autore abruzzese.
LA TOURNÉE. Dopo Montegranaro, Barletta, Teramo, Bari, Fasano (oggi), il tour arriva venerdì 4 marzo al teatro Massimo di Pescara (ore 21) per la stagione della Società Luigi Barbara, per andare il giorno dopo a Campobasso, domenica 6 a Sulmona (teatro Caniglia, ore 17.30), il 7 a Napoli, martedì 8 a Vasto, il 9 a Caserta. Ma altre piazze, sottolinea Angelo Taddeo, manager del tour dei Solisti di Kiev, si vanno aggiungendo, tra esse il Parco della Musica a Roma, perché tanti desiderano dare solidarietà alla compagine ucraina. E l’incasso del concerto a Sulmona, per la Camerata Musicale Sulmonese, sarà devoluto agli orchestrali.
LA TESTIMONIANZA. Anatolii Vasylkivskyi, violista e manager del National Chamber Ensemble “Kyiv Soloists”, con un filo di voce ha raccontato al Centro lo strazio suo e dei colleghi, ma anche l’orgoglio e la speranza. «Siamo partiti da Kiev il 23 febbraio, la situazione era abbastanza tranquilla, nessuno di noi immaginava un attacco russo, una possibilità incredibile. La mattina del 24 i nostri familiari ci hanno chiamato e raccontato le esplosioni. Ognuno di noi dell’orchestra ha l’animo ferito. Duro lavorare in questo stato d’animo, continuare a suonare, essere qui mentre le nostre famiglie sono in pericolo e il nostro Paese soffre. Proviamo paura e dolore per i familiari e il nostro popolo. Ogni giorno chiamiamo le famiglie. Mia figlia fa parte di un gruppo di volontari a Kiev. Di cosa ha bisogno l’Ucraina? Di tutto, armi, carburante, cibo». La speranza, ribadita nel messaggio dei Solisti letto da Di Rosa prima del concerto, è che la guerra si fermi. «Il popolo ucraino è forte e orgoglioso, sono sicuro che vincerà» ha detto Vasylkivskyi «Dedichiamo il concerto ai nostri connazionali. La musica è una cosa forte e nobile, che può unire i popoli, questo concerto unisce Italia e Ucraina. Suoniamo per la pace, per tutti i popoli, per dire no alla guerra»
FRANCESCO DI ROSA condivide l’angoscia dei colleghi di Kiev: «Cerchiamo di fargli sentire il maggiore affetto possibile. È stato molto difficile iniziare a fare le prove, quasi surreale, mentre arrivavano le prime notizie dell’invasione russa, la testa era da un’altra parte». Atterrati il 23 a Napoli, i Solisti di Kiev sono poi arrivati a Pescara, nell’hotel dove alloggiano per le date di Abruzzo e Marche e dove hanno iniziato le prove.
Man mano che giungevano notizie dall’Ucraina, cresceva la disperazione tra le donne e gli uomini dell’orchestra, molti con figli piccoli. «Il loro primo pensiero è stato tornare indietro, ma era impossibile, con lo spazio aereo chiuso», racconta Di Rosa «Allora ci siamo guardati in faccia e abbiamo deciso di continuare». «È straordinario» ha aggiunto il maestro Bellafronte «come, col cuore a pezzi, riescano a onorare questo impegno» .