Ibra tra infanzia, talento e ribellione Prima mondiale del film “Zlatan”

23 Ottobre 2021

Non un film «su un giocatore di calcio ma su un ragazzino che cresce. Non ci siamo concentrati sulle vicende in campo ma sugli elementi di una classica storia di formazione». È la chiave che il...

Non un film «su un giocatore di calcio ma su un ragazzino che cresce. Non ci siamo concentrati sulle vicende in campo ma sugli elementi di una classica storia di formazione». È la chiave che il regista Jens Sjogren ha scelto per “Zlatan”, biopic dedicato al campione di calcio svedese di origini slave Zlatan Ibrahimovic, tratto da “Io, Ibra” (Rizzoli), l’autobiografia bestseller del calciatore, che ne è autore con David Lagercrantz.
Il film che debutta in prima mondiale alla Festa del Cinema di Roma, sarà in sala dall’11 novembre. Il primo placet arriva da Ibrahimovic (che si è messo a disposizione come consulente). Non potendo essere alla presentazione del film per motivi calcistici, ha mandato un video messaggio in cui si dice orgoglioso del lavoro del regista e fa i complimenti ai due giovani attori/calciatori Dominic Bajraktari Andersson e Granit Rushiti che «mi interpretano nei miei primi 20 anni». Zlatan «ha visto il film quando era pronto al 70%», racconta Sjogren. «Ero un po’ in ansia ma lui si è commosso. Non avevamo realizzato il film pensando a doverlo rendere felice ma vederlo ricordare molti episodi della sua vita è stata una delle esperienze più belle che ho avuto da regista. È piaciuto anche ai figli e alla moglie». La storia incrocia tre momenti della crescita umana e sul campo del protagonista. Vediamo Zlatan tra gli 11 e i 13 anni (Andersson), bambino ribelle nel sobborgo di Malmo dove passa le giornate, non compreso a scuola, soggetto a esplosioni di rabbia e alle prese con genitori a loro modo affettuosi, ma separati e problematici. Il calcio inizia a essere la dimensione che può contribuire a fargli trovare un’identità. Lo ritroviamo poi (con il volto di Granit Rushiti) 17enne poco avvezzo alla disciplina nelle giovanili del Malmo e 23nne in un momento chiave della sua carriera come giocatore (in bilico) dell’Ajax.
«Questa potrebbe anche essere la mia storia», sottolinea l’esordiente Rushiti, «anch’io ho dovuto lottare nella mia vita. Sono un calciatore di talento ma mi sono fatto male due volte al ginocchio e non so se potrò continuare a giocare. Spero Dio mi abbia dato (con il film) qualcosa di bello di diverso attraverso cui crescere e affermarmi». I due interpreti hanno incontrato Ibrahimovic 2 mesi fa a Milano: «Ci ha dato dei consigli, è un tipo di persona che a me piace, è diretto, se ha qualcosa da dire te la dice». Ibra «è un personaggio impegnativo con diversi aspetti caratteriali. Noi ci siamo concentrati sulla storia non detta di un personaggio molto raccontato». «C’è in tutti anche una parte più oscura, noi volevamo raccontarla dal suo punto di vista», dice Sjogren, «e Zlatan, con il quale siamo sempre stati chiari sul fatto che non avrebbe avuto alcun controllo creativo sul film, è stato generoso nel condividere anche con noi ricordi» o anche «cosa provasse sentendosi costantemente il dito puntato addosso».