Idroscalo 93, l’omicidio di Pasolini e altri misteri

In scena stasera a Ortona la pièce di Gelardi che si interroga sulla morte del poeta e la intreccia ai casi Mattei e De Mauro
Idi Anna Fusaro
ORTONA. In questo 2022 centenario della nascita di Pier Paolo Pasolini continuano a risuonare tra ricordi e omaggi le domande sulla sua morte. Una toccante riscrittura della fine tragica e senza risposte di PPP è il secondo spettacolo della stagione teatrale del cinema auditorium Zambra di Ortona, gestito dall’impresa di produzione Unaltroteatro.
Questa sera alle 21 va in scena “Idroscalo 93”, drammaturgia di Mario Gelardi, regia di Ivan Castiglione, anche interprete con Riccardo Ciccarelli. Nel testo teatrale “Idroscalo 93. Morte di Pier Paolo Pasolini” (Guida, 2006) Gelardi si interrogava anche su altre misteriose morti, “incidenti” senza colpevoli. La pièce era frutto della collaborazione dell’autore con Carla Benedetti, docente dell’Università di Pisa: i due ebbero la possibilità di lavorare sui materiali dell’inchiesta sulla morte di Enrico Mattei, il presidente dell’Eni precipitato nel 1962 col suo aereo per cause mai chiarite. Inchiesta condotta dal giudice di Pavia, Vincenzo Calia, che nel 2002 allegò agli atti dell’istruttoria alcune pagine di “Petrolio”, il romanzo a cui Pasolini lavorava e rimasto incompiuto.
Nello spettacolo tratto dal testo di Gelardi, Castiglione entra in scena canticchiando “Che cosa sono le nuvole” (l’episodio con Totò firmato da Pasolini nel 1967 per il film “Capriccio all’italiana”) portando sulle spalle una figura umana, come un sacco di rifiuti: è Giuseppe Pelosi, il 17enne ragazzo di vita accusato dell’omicidio di Pasolini all’Idroscalo di Ostia la notte tra il 1° e il 2 novembre 1975, l’unico condannato. Castiglione, ideatore e protagonista nel ruolo di Roberto Saviano della versione teatrale di “Gomorra”, e Ciccarelli (nel cast della serie tratta dal romanzo) dimostrano l’attualità di quanto accaduto, denunciando il «vortice di veleni e morti ammazzati da cui l’Italia non riesce a uscire da decenni: casi irrisolti, verità che non hanno prove pur essendo sotto gli occhi di tutti, delitti che non si possono confessare, ma non possono essere archiviati». Quale fu il vero motivo dell’uccisione di Pasolini? La domanda viene ripetuta nello spettacolo insieme ad altri interrogativi, sulla morte di Mattei e la sparizione nel 1970 del giornalista Mauro De Mauro, convinto che il presidente Eni fosse stato ucciso (il cronista fu anche consulente del regista Gianfranco Rosi per il film del 1972 “Il caso Mattei”). Che rapporto c’era tra Pasolini e Mattei? Cosa rivelano gli appunti di “Petrolio” allegati dal giudice Calia? Pasolini sapeva la verità su Mattei? Davvero il poeta è stato ucciso da un 17enne con cui si era appartato? «La messa in scena segue due diverse linee che si fondono tra di loro: quella dell’asciuttezza e chiarezza del teatro di narrazione e quella fantasiosa e grottesca della spettacolarizzazione» spiega Castiglione «Ho voluto raccontare, in maniera chiara e diretta, le importanti vicende che ruotano attorno alla morte del poeta e alcune sorprendenti novità giudiziarie, senza mezzi termini. Contemporaneamente, ho voluto rappresentare il mondo artistico di Pasolini attraverso frammenti delle sue opere, della sua poesia, dei suoi film. Accanto al raggelante racconto delle ambigue sentenze giudiziarie ho voluto raccontare la sua sensibilità come intellettuale, artista, uomo, tramite la musica, il gioco, la fantasia e tutto quello che il “teatro” mi suggeriva».