Il Bella ciao iraniano chiude il Festival di Berlino

29 Febbraio 2020

Presentato il film “There is no Evil” di Rasoulof al quale è vietato uscire dal Paese. Stasera l’Orso d’oro

BERLINO. Tutto come da copione, la sedia vuota del regista iraniano, il film di denuncia del regime, più o meno paludato, e infine i giornalisti targati Iran organici al proprio paese e pronti a difenderlo in conferenza stampa. È il caso anche di “There is no Evil” di Mohammad Rasoulof, ultimo film in concorso della 70esima edizione del Festival di Berlino che ha tutto il diritto di poter aspirare all'Orso d'oro che verrà assegnato stasera. Dentro il film, che sarà distribuito in Italia da Satin, quattro storie piene di poesia con tanto di “Bella ciao” cantata in italiano.
Tema delle quattro storie? La pena di morte, la repressione, la colpa e la capacità di schierarsi. Tutto parte con Heshmat (Ehsan Mirhosseini), marito e padre esemplare, un uomo che ogni moglie e figlia vorrebbero, uno che addirittura fa la tintura ai capelli della sua compagna. Ma alle tre di notte ha la sveglia. Dove va? A fare un orribile lavoro, quello del boia. Anche per Pouya (Kaveh Ahangar) non è diverso. Non può immaginare, lui che è un soldato alle prime armi, di dover dare morte a altro uomo, ma gli viene detto che deve farlo. Javad (Mohammad Valizadegan) invece è stato militare e ha ucciso. E ha anche ucciso l'uomo sbagliato. Così quando sta per chiedere alla sua amata se vuole sposarlo avrà una triste sorpresa. Protagonista dell'ultima storia Bahram (Mohammad Seddighimehr) un singolare medico impossibilitato a fare il suo lavoro. Per lui, che sta male, un ultimo imprescindibile appuntamento: quello di spiegare alla nipote il perché della sua vita da emarginato.
Rasoulof, 48 anni, come hanno raccontato i produttori ieri a Berlino, ha visto il rifiuto del passaporto dalle autorità che gli aveva sequestrato nel 2017 dopo che il regista era tornato da Cannes dove aveva portato “A Man of Integrity” miglior film nella sezione Un Certain Regard. Rasoulof attualmente, pur condannato a un anno di prigione per propaganda contro la repubblica islamica, non è stato ancora imprigionato, ma ha il divieto di girare film e uscire dal paese. «Mi dispiace che non sarò in grado di venire a Berlino per vedere il film insieme al pubblico», ha scritto Rasoulof a The Hollywood Reporter. «Tuttavia il diritto di scegliere tra essere presenti o assenti al festival non è semplicemente mio. L'imposizione di tali restrizioni espone chiaramente la natura intollerante e dispotica del governo iraniano».
©RIPRODUZIONE RISERVATA.