Il Campiello Zannoni: «Arriverà prima o poi il cambio di guardia»

5 Settembre 2022

A 27 anni è il più giovane vincitore nella storia del Premio «Ora devo capire se la mia vita è rovinata o solo cambiata»

VENEZIA. Non solo ha trionfato a sorpresa, ma ha raggiunto il record del più giovane vincitore di sempre del Premio Campiello. Bernardo Zannoni, 27 anni, è stato premiato sabato al Gran Teatro La Fenice per I miei stupidi intenti (Sellerio), romanzo in cui racconta la storia della faina Archy che guadagna la coscienza. Il libro ha avuto 101 voti sui 275 della giuria dei Trecento lettori anonimi nella 60ª edizione dell'ambito riconoscimento degli industriali del Veneto. «Mi scombussola e mi riempie di gioia. Una gioia che fatico a calcolare. Capirò se la mia vita è rovinata o solo cambiata al 100%. Sono molto contento ovviamente. Sto raccogliendo i pezzi che si sono infranti sul palco quando hanno annunciato il mio nome. Al momento sono ancora nella fase di limbo in cui fatico a capire anche le cose più elementari. Non capisco dove sto andando, non è male», dice Zannoni il giorno dopo la vittoria.
Di Sarzana, in Liguria, dove vive, una testa di voluminosi capelli ricci, Zannoni non è mai stato uno studente modello. Ha fatto il Classico e non aveva nessuna intenzione di continuare con gli studi, ma spinto dalla madre ha superato un test di ingresso alla Scuola di scrittura creativa Holden di Torino, dove ha conosciuto lo scrittore Marco Missiroli, che, spiega, «è diventato un mio carissimo amico». Zannoni si è sempre mantenuto con diversi lavori: ha fatto il facchino, il cameriere, riparato barche e suonato per i locali, con la chitarra e l'armonica a bocca, improvvisandosi cantautore. E ha sempre scritto, poesie, sceneggiature, canzoni, le cose che gli «passavano per la testa, per divertimento», anche per riuscire a sfogare quello che aveva dentro.
I miei stupidi intenti ha cominciato a scriverlo a 21 anni, poi l’ha interrotto per un documentario su Paolo Emilio Gironda, un artista di Sarzana scomparso prematuramente, e ripreso nel 2014. Gli fa piacere che si siano sparigliate le carte con la sua vittoria. «Significa che il premio funziona, che una giuria di trecento persone non mente, si sa mettere d'accordo». In un Paese per vecchi, certo non proprio per giovani come l'Italia, dice «che il cambio della guardia prima o poi arriverà. Spero che quelli che verranno dopo non siano già vecchi da mantenere questa definizione. Io mi auguro di rimanere libero, onesto con me stesso e con chiunque mi dia credito» spiega.
Archy, la faina protagonista del libro, che - ci tiene a dire - «non è un romanzo pienamente di formazione», è orfana di padre, viene barattata dalla madre per una gallina e mezzo e consegnata a una vecchia volpe piena di segreti, Solomon. Ma perché ha scelto il mondo degli animali e della natura? «Tutto è partito come qualcosa di divertente, un gioco. Ho cominciato a scrivere pensando a un bosco e gli animali mi sembravano da principio qualcosa di più semplice da trattare. Poi, come ho capito dopo, gli animali hanno qualcosa di superiore agli esseri umani: hanno il potere di riuscire a dire cose incredibili con poco. Certe domande come conoscere Dio, la morte e la scrittura sono limpide attraverso i loro occhi. Gli animali forse ci attirano perché sono sempre imprigionati in una condizione che abbiamo perso quando abbiamo guadagnato una coscienza, che è quella di essere sempre nel presente». La letteratura e la lettura sono per Zannoni «una maniera per mettere in gioco noi stessi sulle parole di qualcun altro. È una specie di mettersi allo specchio e farsi guidare».
Di influenze letterarie, ma viene prima il cinema dei libri, ne ha avute veramente tantissime. «Ho scritto in cento stili diversi, dalle mille parole di Hugo al testo più asciutto che mi è venuto un po’ da Carver e un po’ da Agota Kristof, che mi ha veramente aperto un mondo. Sono stato ispirato da tutto quello che ho “mangiato”, dalla musica, dal cinema».
I miei stupidi intenti diventerà un film? «Mi piacerebbe, con i giusti mezzi e con delle belle idee. Non ho ancora avuto proposte, ma sono assolutamente aperto». E un nuovo libro? «Su questo argomento mi metto in un silenzio, che può voler dire tutto o niente. Se c'è, si vedrà», conclude lo scrittore, che sarà al Festivaletteratura di Mantova l'8 settembre e, come da tradizione, il 14 settembre alla serata inaugurale di Pordnonelegge.