Il cantante Setak a “Storie”: ecco la mia sfida in dialetto per accendere le emozioni

4 Gennaio 2022

«Perché canto in dialetto? Perché in italiano sarebbe troppo facile». All’anagrafe si chiama Nicola Pomponi; per tutti gli altri è Setak, un omaggio al soprannome della famiglia a Penne, “lu...

«Perché canto in dialetto? Perché in italiano sarebbe troppo facile». All’anagrafe si chiama Nicola Pomponi; per tutti gli altri è Setak, un omaggio al soprannome della famiglia a Penne, “lu setacciar”. «Io e il mio produttore, Fabrizio Cesare, ci siamo resi conto che il miglior modo per comunicare i pezzi che scrivevo era in dialetto: dopo i primi tentativi è stato uno sblocco». È dedicata a Setak la puntata di stasera (ore 21) di “Storie - Le Emozioni della Vita”, il programma di Rete 8 in collaborazione con il Centro, regia di Antonio D’Ottavio (repliche il mercoledì a mezzanotte, sabato alle 22 e martedì alle 13.30). Per lui ogni canzone è come un figlio. E non si può scegliere tra i figli ma, obbligato a farlo, tra i suoi pezzi ne salverebbe tre per tutti: “Marije” – nel video c’è la nonna che fa la pasta –, “Duman ha ’ggià ’rrivate” e “Sole e rose”. Ma la più ascoltata di tutte è “Pane e ’ccicorje”: su Youtube il video segna 38mila visualizzazioni.
È partito da Penne, è andato a Roma, è arrivato a Londra per fare un po’ di tutto – cameriere e maestro di tennis – e poi è tornato indietro: arrivato a un bivio, tra imbracciare una racchetta da tennis e una chitarra ha scelto la seconda. Da allora, ha alternato l’attività di session man per Tommaso Paradiso, Noemi, Fiorella Mannoia, Mimmo Locasciulli, Donatella Rettore a quella di solista. L’album di esordio, nel 2019, è stato “Blusanza”; il secondo disco si chiama “Alestalé”, che in abruzzese vuol dire “in fretta”, in bilico tra dialetto abruzzese e sonorità internazionali: «Un invito», dice lui, «a darsi una mossa, a fare le scelte importanti senza perdere ulteriore tempo, anche dal punto di vista sentimentale».
Il 1° dicembre scorso, ha riempito il Teatro Massimo a Pescara: sul palco c’era anche il fratello Nazareno, pianista che lo accompagna sempre: «Mi trasmette entusiasmo anche se sto a pezzi», racconta Nicola, «la musica ha aiutato tanto il nostro rapporto. Suoniamo insieme da quando avevo 6 anni: avevamo un gruppo che si chiamava Manina, cioè Marco, Nicola e Nazareno». Il 13 gennaio Setak suonerà a Roma, all’Auditorium Parco della Musica, dividendo il palco con un altro abruzzese doc, Mimmo Locasciulli: «Più che un mentore, più che un amico».
Nicola Pomponi porta avanti quasi una battaglia personale: non canta il folk abruzzese, ma sfrutta la sonorità del dialetto. Del resto, se in salentino si può fare perché chiudere le porte in faccia all’abruzzese. «Fino a quando avrò l’ispirazione andrò avanti così, poi si vedrà: è la mia musica che si porta dietro il dialetto e non il contrario».
Ai tempi dell’adolescenza a Roma, Nicola e la sua band di amici avevano un gruppo rivale: erano i The Giornalisti, proprio quelli di “Completamente”, “New York”, “Io non esisto”. «Io e Tommaso abbiamo frequentato gli stessi locali, ci incontravamo nei concorsi, nei locali e c’è sempre stata tanta stima tra di noi. E sono stato tanto contento di aver ricevuto la sua chiamata, avrebbe potuto scegliere tanti chitarristi e invece ha scelto me: mi piacerebbe cantare con lui i pezzi del suo disco “Fuoricampo”. Lui è tra i cantanti più sinceri in Italia: tutto quello che dice lo pensa e vive in quel modo. Io, se cantassi tutte le sue canzoni, non sarei sincero».
A casa c’è la compagna Margot che lo aspetta: «Tra poco avremo un figlio. Sono fortunato. Ogni tanto canto al pancione la ninna nanna in dialetto, di solito però gli faccio ascoltare Peter Gabriel».