«Il caso Vendola? Libertà di fare tutto solo se hai soldi»

Platea affollata per il filosofo a Teramo «Social e nuovi media non vanno demonizzati»
di Anna Fusaro
TERAMO
L’. enfant terrible del pensiero contemporaneo, il filosofo torinese Diego Fusaro, professore di Filosofia nell'università San Raffaele di Milano, volto familiare ai telespettatori dei talk politici, ieri era a Teramo per tenere la conferenza “Sostenibilità ecologica, sostenibilità sociale, sostenibilità economica”. L'incontro era organizzato dall'Associazione culturale Mariella Converti, nell'ambito del Progetto Apogeo ideato e diretto da Serafino Di Eusanio, in collaborazione con il liceo classico Melchiorre Dèlfico. Davanti al giovane pensatore, nella sala Cristina da Pizzano, una e rapita platea di studenti e non solo. Lo abbiamo intervistato.
Professor Fusaro, precisiamo subito ai lettori che non siamo parenti.
È un’omonimia curiosa, considerando che non è un cognome così diffuso, tranne che a Venezia. La mia famiglia è di origine veneziana, e a Venezia è uno di quegli antichi cognomi legati ai mestieri.
Gli incontri con i filosofi, con i pensatori contemporanei, sono sempre molto seguiti, soprattutto dai giovani. Secondo lei perché? La filosofia è terapia dell'anima, come titola un suo libro?
«C'è un ritorno d'interesse per il dibattito pubblico e per i grandi temi, un risveglio delle masse che forse hanno capito che spesso la tv va spenta. E indubbiamente la filosofia ha anche un aspetto terapeutico, non solo in senso individuale ma anche in senso comunitario e sociale.
Sostenibilità ecologica, sostenibilità sociale, sostenibilità economica: come si integrano e qual è l'elemento comune?
Si tratta di tre forme di sostenibilità accomunate da un elemento filosofico fondamentale, vale a dire la misura, il giusto limite, che solo la filosofia può fissare. La misura è il contrario dello sfruttamento infinito delle risorse del Pianeta e della crescita e consumo senza limiti imposti dal turbo-capitalismo, che stanno depauperando il Pianeta.
Lei usa molto i nuovi media, al contrario dei suoi colleghi più anziani a volte diffidenti. Non vi vede alcun rischio?
I rischi sono molteplici, ma non possono costituire argomento per non farne uso. Anche nella chirurgia vi sono dei rischi, ma non per questo non vi si ricorre. I social e in generale i nuovi media vanno utilizzati consapevolmente, non vanno demonizzati né magnificati, vanno usati anch'essi con misura, senza che sostituiscano le comunità reali.
Lei oggi sembra l'unico, o almeno uno dei pochi, nell'ambito del discorso pubblico a dire cose di sinistra. Si riconosce in qualche partito della sinistra, ammesso che possano dirsi ancora tali?
Non mi definisco di sinistra, mi definisco allievo di Marx e Gramsci. E se la sinistra smette di interessarsi a Marx e Gramsci occorre smettere di interessarsi alla sinistra. Non sono né dalla parte di Nichi Vendola, né dalla parte di una sinistra che ha fatto dell'individualismo libertario il proprio credo. Individualismo libertario nel senso di libertà di fare tutto a patto di avere i soldi. Vedi la vicenda recente del compagno Vendola, che ha comprato un figlio, pagando decine di migliaia di euro per l'utero in affitto. Un obbrobrio, che riduce a merci il bambino e il corpo della donna.
La sua dura critica a Vendola l'accomuna alla posizione di Salvini. Non la imbarazza? Tra l'altro sembra che lei sia amato da molti leghisti.
Non è un amore corrisposto. Non saprei cosa discutere con loro. Tuttavia su questi temi forse i leghisti sono meno nel torto di altri. Per il resto non ho niente da spartire con individui che solo fino a ieri attentavano alla sovranità nazionale e che vedono il nemico nel migrante e non nel capitale.
Per le sue tesi su nuovo ordine mondiale, oligarchia economico-finanziaria, dissoluzione della sovranità degli Stati, potere dell'élite del circolo Bilderberg, la si accusa di vedere complotti.
Questo, perdoni la franchezza, lo dicono gli imbecilli. È talmente palese che l'uno per cento della popolazione mondiale detiene il capitale e manipola la masse, reificandole e sfruttandole. Sono masse precarizzate e lobotomizzate, che fanno la battaglia per il padrone e aspirano a mettere a morte chi invece propone una via di liberazione.
Sostiene che dopo la distruzione del proletariato ora è in atto la trasformazione della classe media in plebe. Il primo passo di questo impoverimento della classe media è avvenuto con il governo Monti, tra aumento esponenziale dell'Ici e riforma delle pensioni?
Il primo passo è avvenuto con il pacchetto Treu, con cui si iniziò a precarizzare il lavoro. Monti ha dato il colpo di grazia, con un processo di rifeudalizzazione della società e del capitalismo, riplebeizzazione della classe media e creazione di una massa immensa precarizzata e proletarizzata. Che, paradossalmente, si batte per il capitale. Oggi la lotta di classe la fa l'élite, il signore, per riprendersi tutto ciò che il servo aveva conquistato sul campo con la lotta.
Come se ne esce?
«Descrivendo in modo plausibile e fedele la realtà e prendendo coscienza del rapporto di forze esistente. Inoltre va ricostruito il conflitto verticale tra servo e signore, la base contro l'alto, in luogo degli attuali conflitti orizzontali, che sono conflitti tra gli ultimi, dei servi tra loro stessi, cittadino-migrante, cristiano-musulmano, omosessuale-eterosessuale».
È credente?
«Sono credente come poteva esserlo Hegel, sono credente nella verità filosofica, nell'assoluto filosoficamente inteso».
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