“Il cattivo poeta”, Castellitto volto del D’Annunzio deluso dal Duce

In sala il 20 maggio il film girato al Vittoriale e presentato a Pescara prima dello stop per il Covid
Gli ultimi anni di Gabriele D’Annunzio al Vittoriale, sotto la sorveglianza del regime fascista, sono messi in luce nel film “Il cattivo poeta”, scritto e diretto da Gianluca Jodice. Sergio Castellitto è l’interprete del Vate nel lungometraggio del 47enne regista e sceneggiatore napoletano, in uscita il 20 maggio. In ritardo di sei mesi a causa della seconda ondata Covid in autunno e della conseguente chiusura dei cinema, un destino condiviso con tantissimi altri titoli italiani e non.
Il primo trailer e alcuni frammenti del film erano stati presentati il 5 settembre all’Aurum di Pescara, città natale del Poeta-soldato, all’interno della “Festa della Rivoluzione – D’Annunzio torna in Abruzzo”, con il Premio del Vittoriale consegnato a Castellitto da Giordano Bruno Guerri, presidente della Fondazione Vittoriale degli Italiani. Il film per intero era stato poi proiettato in anteprima agli Incontri del Cinema d’essai a Mantova il 7 ottobre, con l’uscita nelle sale programmata per il 12 novembre. Resistendo in tutti questi mesi alla tentazione di andare sulle piattaforme, il film finalmente arriva tra dieci giorni sul grande schermo.
“Il cattivo poeta”, produzione italo-francese (tra i produttori il regista Matteo Rovere), 106 minuti di durata, distribuito da 01, è imperniato sul confronto tra due personaggi, Gabriele D'Annunzio (Sergio Castellitto) e Giovanni Comini (interpretato da Francesco Patanè), promosso nel 1936 federale di Brescia, il più giovane federale d'Italia. Una nomina voluta dal suo mentore Achille Starace (Fausto Russo Alesi), segretario del Partito nazionale fascista e numero due del regime. Appena promosso, Comini viene convocato a Roma per una missione delicata: sorvegliare Gabriele D'Annunzio e assicurarsi che non faccia danni con le sue dichiarazioni pubbliche; la preoccupazione nasce dal fatto che il Vate, il poeta sacro, il profeta della nazione, è fortemente critico verso il regime e Mussolini, da sempre sospettoso del suo consenso popolare, teme possa danneggiare l’alleanza con la Germania nazista. Tuttavia, una volta al Vittoriale, dove il poeta soldato risiede (e dove morirà nella Prioria il 1° marzo 1938 pochi giorni prima di compiere 75 anni), Comini non tarda a sentirsi combattuto tra la fedeltà al Partito e la fascinazione per il Vate, finendo per mettere a rischio la sua carriera in ascesa. Il film è stato girato quasi interamente all’interno del Vittoriale, oltre che a Brescia e Roma. Con Castellitto e Patenè nel cast recitano Tommaso Ragno (Giancarlo Maroni), Clotilde Courau (Amélie Mazoyer), Massimiliano Rossi (il prefetto Giovanni Rizzo, l’“occhiuto carceriere”, come lo chiamava D’Annunzio), Elena Bucci (la pianista Luisa Baccara, la sua “Smikrà), Lidiya Liberman (Lina), Janina Rudenska (Emy Heufler), Marcello Romolo (Giuseppe Cobolli Gigli), Lino Musella, Paolo Graziosi, Antonio Piovanelli, Pier Giorgio Bellocchio. Décor e atmosfere dannunziane si devono alla fotografia di Daniele Ciprì, alle scene di Tonino Zera, i costumi di Andrea Cavalletto, le musiche di Michele Braga, mentre il trucco di Teresa Patella e Roberto Pastore rende il mimetico Castellitto fisicamente credibile nella parte del poeta. Montaggio di Simona Paggi. Deluso dall’epilogo dell’esperienza di Fiume, esattamente cento anni fa, nel febbraio 1921, D’Annunzio si isolò in cerca di riposo e quiete a villa Cargnacco, a Gardone Riviera, che dopo pochi mesi acquistò, ribattezzandola Vittoriale degli Italiani e ampliandola e arricchendola di ricordi, cimeli, simboli. Lì il Comandante continuò a vivere e lavorare fino alla morte, ma negli ultimi tre anni di vita fu segretamente sottoposto a una vigilanza di regime, voluta da un Benito Mussolini sempre più contrariato dall’indomabile indipendenza intellettuale del poeta, drammaturgo, esteta e soldato e dal suo dissenso sull’avventura coloniale in Etiopia. Il segretario del Pnf Achille Starace affidò al giovane federale di Brescia il compito di imbavagliare il Vate e farlo apparire all’esterno in piena decadenza fisica e mentale. Ma Comini rivelò l’odiosa macchinazione a D’Annunzio, ricevendone amicizia e gratitudine.