“Il colore dei margini”, i racconti di Moretti come istantanee di vite

PESCARA. Sono istantanee di vita, foto strappate alle esistenze, nel loro scorrere e senza che i protagonisti ne siano consapevoli, i 12 racconti de “Il colore dei margini” di Vito Moretti (Tabula...
PESCARA. Sono istantanee di vita, foto strappate alle esistenze, nel loro scorrere e senza che i protagonisti ne siano consapevoli, i 12 racconti de “Il colore dei margini” di Vito Moretti (Tabula Fati, p. 167, € 13) arrivato in libreria in questi giorni e che verrà presentato oggi alle 17.30 alla Provincia di Pescara (sala della Figlia di Jorio), con intervento di Massimo Pamio e di Marco Solfanelli.
L'istantanea può ritrarre un giovane nordafricano sullo sfondo del deserto, pieno di pericoli, che senza un soldo in tasca s'avventura ad attraversare per raggiungere il padre in Europa; o una giovane prostituta, venuta dall'Est, sotto i viadotti autostradali, la quale ogni notte concede il suo corpo ai clienti, incrociando anche quelli che possono non cercare solo di stare con lei, ma di farle del male. L'immagine può fissare il presente d'una ragazza, abbandonata dalla famiglia, che non ha mai avuto un passato in cui radicare un'identità, sicché bramandola è più disorientata nell'individuare un compagno con cui costruire un futuro; o può fissare, proprio in una foto fisica, la ricerca di qualcuno scomparso da decenni che, ridottosi in miseria, è stato costretto a vendere ogni oggetto, fotografie comprese, recidendo ogni legame con la vita alle spalle.
Nelle sue pagine Vito Moretti tratteggia con mano lieve gli accadimenti di queste vite (spesso marginali, come dice il titolo, e per questo iconiche di ogni dimensione del vivere), astraendosene dal punto di vista emotivo e soprattutto valutativo, per restituire la realtà così come gli si presenta. Solo la natura spinge l'autore ad abbandonarsi talvolta a un moto di tenerezza, quasi che la sola lontananza dal genere umano autorizzasse scorci di poesia: ecco allora le vangoghiane notti stellate del deserto, ecco i colli piemontesi cari a Fenoglio, ecco le marine liguri care a Montale. Soprattutto nella descrizione della natura la consuetudine di Vito Moretti con la poesia diviene palpabile: la parola s'impreziosisce e si carica di risonanze, la musica – memore del verso – dispone parole e accenti nella sequenza del non rivelato pentagramma sotteso a ogni poesia, con la sua armonia, le sue melodie, il suo ritmo. Tenerezza, disincanto, evocazione di poesia, nel bene e nel male di vivere: ogni essere Moretti consegna al suo destino, spesso chiamato in causa da un veloce tratteggio degli accadimenti, a dare variegati e un po' malinconici cromatismi a “Il colore dei margini”.
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