Il comico malinconico con la faccia dell’amico della porta accanto amato dai grandi registi

21 Marzo 2021

Il 22 marzo del 1921 nasce a Castro dei Volsci Nino Manfredi, il ciociaro più italiano che sia mai esistito, il comico triste dentro – un clown bianco – che ha saputo conquistare il grande pubblico e...

Il 22 marzo del 1921 nasce a Castro dei Volsci Nino Manfredi, il ciociaro più italiano che sia mai esistito, il comico triste dentro – un clown bianco – che ha saputo conquistare il grande pubblico e i grandi registi con la stessa apparente semplicità dell’amico della porta accanto. La provincia natale di Saturnino Manfredi si chiamava a quel tempo «terra e lavoro» (oggi nel frusinate) e questo suona perfetto motto per la sua arte, impastata di tenacia, concretezza, sudore.
Ma l’anima è più sensibile, solitaria e segreta. È figlio di contadini anche se il padre si guadagna poi i galloni di maresciallo in polizia ottenendo il trasferimento a Roma. Nino è il primogenito ma non sembra promettere bene: scappa più volte dal collegio religioso in cui è iscritto da semiconvittore, contrae la tubercolosi, cresce in sanatorio e qui, grazie a un’esibizione della compagnia teatrale di De Sica, si innamora della recitazione. Guarito, si iscrive all’università, ma passa le sere a recitare in un teatrino parrocchiale. Dopo l’8 settembre scappa in montagna col fratello e a guerra finita sembra mettere la testa a posto: torna all’università e in contemporanea si iscrive all’accademia d'arte drammatica. Qui trova in Orazio Costa il suo mentore e, tacitata la famiglia con una stentata laurea in legge, debutta in teatro con Tino Buazzelli nella compagnia Maltagliati-Gassman, per lo più in ruoli drammatici di autori contemporanei. Passa poi alla scuola del Piccolo Teatro di Milano con Giorgio Strehler e infine, di nuovo a Roma, con Eduardo De Filippo. All’inizio degli anni ’50 la svolta, dopo una lunga gavetta che ne forgia la duttilità d'interprete: con gli amici Paolo Ferrari e Gianni Bonagura s’impone alla radio in siparietti tra varietà e commedia musicale (conosce le note, sa suonare e cantare). Alla radio trova altri maestri come Vittorio Metz, Dino Verde, Marcello Marchesi che ne intuiscono il talento comico, specie nelle controscene. Alla fine del decennio conquista il Sistina con Un trapezio per Lisistrata (partner di Delia Scala) e poi trionfa nel '62 con Rugantino, sempre grazie a Garinei&Giovannini. Benché il teatro rimanga per tutta la vita l’amante segreta, il cinema diventa la sua casa fin dalla fine degli anni '40 con commediole regionali senza pretese. Alla metà degli anni '50 ha la prima occasione reale con Antonio Pietrangeli e Mauro Bolognini, ma il 1955 rimarrà fondamentale nella sua vita soprattutto per il matrimonio con l’adorata Erminia Ferrari (all'epoca indossatrice) che gli darà tre figli e sarà la sua compagna fino alla fine.
Intanto a Cinecittà affina le doti recitative adatte a un cinema che sta lasciandosi alle spalle il neorealismo e porta un tono più leggero nella descrizione della gente comune. È un progetto che gli calza a pennello e saprà qui sviluppare una serie di caratteri immediatamente familiari allo spettatore: il provinciale timido, il contadino astuto, il piccolo borghese in cerca di fortuna, il giovane e impacciato spasimante. Negli anni '50 lo scopre anche la televisione (la mitica Canzonissima di Falqui in cui trascinò per una sera anche l'amico e compagno in Accademia Marcello Mastroianni), ma Manfredi arrotonda i magri guadagni con buone doti da doppiatore.
Proprio la popolarità televisiva lo impone nel cast di un sequel celebre come Audace colpo dei soli ignoti (Nanni Loy, 1959). Il decennio successivo promuove Manfredi tra i «colonnelli» del cinema grazie alla crescente popolarità della commedia all'italiana. Da Anni ruggenti (1962) a Nell'anno del Signore (1969) è un crescendo che va di pari passo con l’affermazione dei suoi registi preferiti, da Dino Risi (Straziami, ma di baci saziami) a Ettore Scola (Riusciranno i nostri eroi). È però legato agli anni '70 il momento d'oro dell'attore che diventerà anche regista e sceglie in piena libertà le sue maschere: il “mostro” Girolimoni per Damiano Damiani; l'emigrante di Pane e cioccolata per Franco Brusati, il baraccato di Brutti, sporchi e cattivi ancora con Scola, il prete di In nome del Papa Re con l'amico più caro, Luigi Magni. Dietro la macchina da presa si afferma con l'autobiografico Per grazia ricevuta nel 1971, ma aveva fatto le prove generali da regista 10anni prima con lo splendido Avventura di un soldato, episodio interamente muto nel film a più mani L’amore difficile. Sempre negli anni '70 partecipa a due delle avventure cinematografiche più belle della sua carriera: con Luigi Comencini crea un indimenticabile Geppetto per la versione televisiva di Pinocchio (1972) e 2 anni dopo con Scola dà vita a quel ritratto corale di una generazione che chiude un’epoca della commedia all'italiana grazie al magico incontro fra lui, Vittorio Gassman, Stefania Sandrelli e Stefano Satta Flores sul set di C’eravamo tanto amati.
Grazie al successo in tv accetta adesso di frequentarla più spesso e s’impone anche come cantante portando nella hit parade Tanto pècantà, versione rivisitata del classico di Petrolini, e poi calcando il palcoscenico di Sanremo; dagli anni '80 in poi invece la sua carriera diventa randomica: ritrova il teatro con un paio di testi da lui stesso scritti e diretti, abbraccia la pubblicità diventando un’icona grazie al talento di Luciano Emmer e all'incantevole coppia con la «nonnina» Nerina Montagnani per una marca di caffè. Sullo schermo appare sempre più distrattamente anche se il suo canto d’addio (nel 2003, La fine di un mistero, regia di Miguel Hermoso) gli è valso le lodi della critica e il Premio Bianchi alla mostra di Venezia. Subito dopo la fine delle riprese un ictus lo porta in fin di vita e, dopo un succedersi di miglioramenti e ricadute, Nino Manfredi muore a 83 anni il 4 giugno del 2004. Quattro anni fa la Rai, grazie alla regia del figlio Luca, gli ha dedicato un bel film tv con Elio Germano: In arte Nino che lo ritrae negli anni della formazione, tra il 1939 e il 1959.