Il Don Chisci@tte di Benevenuti contro i mulini a vento virtuali

24 Gennaio 2019

LANCIANO. Stasera alle 21, al Teatro Fenaroli di Lanciano, Alessandro Benvenuti e Stefano Fresi saranno i protagonisti di “Don Chisci@tte”, uno spettacolo di di Nunzio Caponio, liberamente ispirato a...

LANCIANO. Stasera alle 21, al Teatro Fenaroli di Lanciano, Alessandro Benvenuti e Stefano Fresi saranno i protagonisti di “Don Chisci@tte”, uno spettacolo di di Nunzio Caponio, liberamente ispirato a “Don Chisciotte della Mancia” di Miguel de Cervantes, con l’adattamento e la regia di Davide Iodice. I biglietti in vendita al botteghino del Fenaroli (dalle 16.30 alle 19.30) e online su www.teatrofenaroli.it
«Quante volte usiamo i panni di Don Chisciotte per sottolineare la lotta assurda, a volte grottesca, nei confronti di sfide verso nemici materiali ed immateriali che troviamo nella nostra società», spiegano le note di regia dello spettacolo. «Ebbene si tratta di una trasposizione teatrale di Cervantes ai giorni nostri, ironica e graffiante, in cui i mulini a vento vengono sostituiti da moderni mostri contro cui in qualche modo si deve sempre e comunque combattere. Un’analisi inedita dei nostri tempi che passa tra le quinte e il palcoscenico per arrivare in platea e che nel Teatro, luogo e arte, trova un mezzo di comunicazione sicuramente appropriato». Lo spettacolo, proseguono le note, «scaturisce da una scrittura originale che a sua volta prende ispirazione dallo spirito dell’opera di Cervantes scagliando una volta di più la simbologia di questo “mito” contro la nostra contemporaneità». Con «vesti sgangheratamente complottiste e una spiritualità naif», accompagnato dal Sancio di Stefano il Don Chisciotte interpretato da Alessandro Benvenuti, intraprende «un corpo a corpo disperante e “comico” contro un mondo sempre più virtuale, spinto a trovare l’origine del male nel sistema che lo detiene».
«Se avessimo un pizzico del coraggio e del senso di giustizia del Don Chisciotte», sottolinea l’autore, Nunzio Caponiom «forse, le nostre folli vite troverebbero finalmente un senso».
Dall’improbabile rifugio in cui si è rintanato, Don Chisciotte lotta per mantenere intatto il suo pensiero critico coltivando ancora un’idea: l’Idea. «Unica finestra sull’esterno (o su altri interni)», si legge ancora nelle note, «una teoria di schermi che s’affaccia su personaggi e mondi annodati, interferenze che spronano i nostri eroi all’Azione, ad una qualche azione. E se, nella giostra di pensieri che galoppano progressivamente verso l’inevitabile delirio, le menti malefiche dei giganti delle multinazionali sono il nemico contro cui scagliarsi, l’Amore è ancora il vento che soffia e muove, anche se Dulcinea, intrappolata in una webcam, può svanire dolorosamente per un banale blackout».
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