Il dono di Crivelli all’Aquila Suona l’Orchestra città aperta

La Barattelli porta al Ridotto il compositore romano che ha scelto l’Abruzzo con il suo concerto per il decennale del sisma: l’abbraccio di Mario e Dora Pieroni
L’AQUILA. L’esortazione a che il talento dei giovani «non vada sprecato», l’affetto profondo per la città dell’Aquila, l’omaggio a Mario Pieroni e sua moglie Dora «ultramoderni nel ricreare un clima da salotto culturale dell’Ottocento: a distanza di anni continuano a fare da trait d’union tra artisti che altrimenti non si sarebbero incontrati».
Così il compositore Carlo Crivelli sul palco del Ridotto del teatro Comunale dove, nella sera di Ognissanti, ha offerto il suo Concerto per il decennale del sisma con l’Orchestra città aperta su invito della Società aquilana Barattelli. Più di uno i brani dedicati dal compositore romano al capoluogo abruzzese – “24 secondi”, “Le vie dell’Aquila” in prima esecuzione assoluta – che per anni lo ha visto fra i suoi abitanti e docenti di Conservatorio prima del sisma del 2009.
Una frequentazione culminata con l’avvio dell’Orchestra Città Aperta, progetto musicale avviato da Crivelli nel 2001 assieme al cornista Jonathan Williams. Durante la partecipata serata al Ridotto, Crivelli ha sottolineato come l’esperienza con la sua orchestra, «musicisti dal talento unico, un’orchestra con l’anima», e il rapporto con l’amata città («Ho ripreso in affitto una stanza anche se non risiedo più all’Aquila»), non si siano mai interrotti malgrado il disastro del terremoto. Due ore di concerto per raccontare agli aquilani del suo lavoro nella musica per immagini, dall’arte visiva alle musiche da film. Da Marco Bellocchio (per il suo “Principe di Homburg” Crivelli, autore della colonna sonora, è stato candidato ai David di Donatello per il miglior musicista) ai fratelli Taviani, la musica di Crivelli ha accompagnato immagini storiche del cinema italiano, in uscita il prossimo 12 dicembre il nuovo film di Ficarra e Picone con la sua colonna sonora. Crivelli ha voluto ricordare dello speciale rapporto con Zerynthia, l’associazione per l’arte contemporanea di Mario Pieroni e Dora Stiefelmeier (presenti in sala) «attivissimi propulsori di culturali, convinti che la vicinanza tra artisti sia necessaria e feconda» ha sottolineato Crivelli. Vale ricordare come Mario Pieroni, gallerista, collezionista, mecenate e motore di talenti nato a Roma e vissuto a Pescara (la sua famiglia attiva nell’arredamento e antiquariato), sia stato propulsore dagli anni Settanta fino ai primi Novanta – insieme alla moglie svizzera Dora Stiefelmeier, Federica Coen e Vittoriano Spalletti, Lucrezia de Domizio Durini, Ettore Spalletti, Bruno Corà – di una straordinaria e indimenticata stagione di splendore culturale che ha richiamato nella città adriatica i nomi dei più rappresentativi di quella generazione: Joseph Beuys, Mario e Marisa Merz, Vettor Pisani, Jannis Kounellis, Gino De Dominicis, Luciano Fabro, Mario Ceroli, Andrea Cascella, Giacomo Balla, Getulio Alviani, Francesco Clemente, non ultimo l’appena scomparso Ettore Spalletti. Pieroni, che insieme a Dora nel 2013 ha ricevuto il titolo di Commendatore, è direttore artistico di Ram – radioartemobile, piattaforma per l’arte contemporanea dedicata alla ricerca sonora e all’attività espositiva, e di Ram Live, web radio in streaming.
Nel 2017 con Zerynthia e Ram ha costituito la Fondazione, di cui è presidente, No Man's Land con sede a Loreto Aprutino – «museo senza pareti» unico in Abruzzo e sempre aperto, gratuitamente, in contrada Rotacesta, con installazioni site specific di significativi artisti contemporanei – di cui è presidente onorario il suo ideatore, l’architetto franco-ungherese Yona Friedman insieme all’artista Jean-Baptiste Decavèle.
«Grazie a Mario e Dora», ha raccontato ancora Crivelli, «ho conosciuto Michelangelo Pistoletto e nel ‘95 presentammo la “Sinfonia specchiante” a Monaco, Londra, Paliano (dove ha sede l’associazione Zerynthia, nel Frusinate) e Pescara: quattro orchestre che suonavano simultaneamente grazie alla tecnologia Telecom, straordinario». «Ultimamente a Milano era partito un progetto importante, “Il Violino di Kounellis” al carcere di Opera, grazie anche all’interessamento di Arnoldo Mosca Mondadori (editore, saggista e poeta, pronipote dell'omonimo editore, ndr). Poi il maestro Kounellis è venuto a mancare, gli ho dedicato la produzione parzialmente realizzata, per 4 violini soli e piccola orchestra d’archi, che questa sera avete ascoltato».
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