Il fascino crudele di Riccardo III in scena al Marrucino

18 Aprile 2015

CHIETI. È un’indagine sul potere e sul suo «fascino sfacciato» quella che il regista e attore pescarese William Zola propone con il suo “Riccardo III” che martedì, 21 aprile, arriva anche al teatro...

CHIETI. È un’indagine sul potere e sul suo «fascino sfacciato» quella che il regista e attore pescarese William Zola propone con il suo “Riccardo III” che martedì, 21 aprile, arriva anche al teatro Marrucino di Chieti, ospitato fuoriprogramma nel cartellone di prosa ormai chiuso e riaperto in extremis in onore del 450° anniversario della nascita di William Shakespeare, che scrisse il dramma tra il 1590 e il 1592. L’appuntamento è stato presentato ieri mattina al Marrucino dallo stesso Zola insieme al direttore artistico del teatro teatino, Ettore Pellegrino, e il delegato comunale alle attività teatrali, l’onorevole Fabrizio Di Stefano.

In conferenza stampa erano presenti anche due delle attrici protagoniste, entrambe pescaresi, Silvia Napoleone che interpreta la regina Margherita, e Lea Del Greco, che veste i panni della regina Elisabetta. Zola ha raccontato di essersi avvicinato al classico shakespeariano «con umiltà e onestà intellettuale» e soprattutto «tanta curiosità». Alla ricerca di una chiave di lettura che fosse propria, il regista abruzzese (che in scena interpreta Re Riccardo) si è accostato al personaggio indagandone la storia personale. Si è imbattuto così nella ricerca storiografica di Tommaso Moro, dai cui scritti il personaggio dell’ultimo re plantageneto (la dinastia che ebbe 15 re d’Inghilterra) esce alquanto malconcio,descritto a tinte fosche: «Brutto, deforme, con la gobba, malvagio e spregevole», dice Zola, «davvero una brutta persona. Però, vale la pena di ricordarlo, la storia la scrivono i vincitori e Riccardo III è stato, invece, uno sconfitto. Shakeaspeare, al contrario, non giudica mai. Infatti non condanna Riccardo: lascia come sempre al pubblico scegliere con chi schierarsi».

E così il regista approccia quasi con simpatia il «personaggio-canaglia», come appunto lo definisce, rovinato da quella sete di potere che lo ha portato alla conquista del regno. Una corona che gli si squaglia sul capo, come si vede nella locandina della rappresentazione, perché il potere alla fine si sgretola. L’adattamento di Zola parte dalla fine della parabola di Riccardo, dalla battaglia che lo ha portato alla morte. Poi, con dei flash back, si torna a quando ancora giovane duca, tramava per diventare re. Se ne ripercorre tutta la storia, un «percorso geniale e sofferto», lo ha definito Zola, che lo porta a passare su tutto, anche sulla propria madre, che infatti lo maledice.Fino alla catarsi finale, quando capisce che è finita e coscientemente va incontro alla morte in battaglia. Anche se a un certo punto ritrova un guizzo di autoconservazione, gridando la celebre frase «il mio regno per un cavallo». Cavallo che non arriverà mai.

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