Il fascino di quell’Abruzzo che andava di corsa

30 Giugno 2019

Questa sera all’Aurum di Pescara esposizione di auto sportive d’epoca e presentazione del volume “Macchine precipitose” su Coppa Acerbo e dintorni

Un libro che lascia tornare con il pensiero a quei momenti in cui, come scriveva Gabriele d’Annunzio, «il furore gonfiò il petto dell’uomo chino sul volante della sua rossa macchina precipitosa, che correva l’antica strada romana con un rombo guerresco, simile al rullo d’un vasto tamburo metallico». Un libro dedicato alla velocità con l’Abruzzo protagonista. È in programma, stasera alle 21 nel piazzale Michelucci dell'Aurum di Pescara, la presentazione del volume “Macchine precipitose. Velocità in Abruzzo da Ferrari a Trulli nel mito dell'eterna Corsa in avanti” di Francesco Santuccione, Giorgio D’Orazio, Paolo Martocchia e Paolo Smoglica, già arrivato alla seconda edizione. A fare da cornice all'evento, che, dopo i saluti delsindaco di Pescara, Carlo Masci, vedrà intervenire gli autori assieme a Licio Di Biase, che farà il punto sulla storia della corsa fra Castellammare Adriatico e Pescara, e alcuni protagonisti del motorismo abruzzese, ci sarà una esposizione di auto d'epoca sportive a cura dell'Old Motors Club d'Abruzzo.
Il libro, edito da Hatria (233 pagine, 20 euro) e realizzato con il contributo di Aci Teramo, Barbuscia, Don Gennaro 1918, Tenuta Cerulli Spinozzi, Inalto e Azienda Agricola D'Orazio Vinditti, cattura il lettore lungo un percorso di narrazioni e suggestive immagini d'epoca, tra curve incredibili e rettilinei mozzafiato segnati dalla cronaca e dalle storie alimentate da aneddoti e curiosità mai svelate.
L’epopea della velocità in Abruzzo fra terra e mare, in particolare su strada, un incredibile resoconto sul protagonismo della nostra regione in chiave automobilistica, scenario dei migliori consessi internazionali dell'epoca.
Macchine precipitose, dal roboante titolo dannunziano, è dunque un'esaltazione consapevole e documentata di mille narrazioni, ufficiali e inedite, che si rincorrono e sorpassano nei decenni più ruggenti del secolo breve, dagli anni Venti della prima Coppa Acerbo fino all'ultima corsa su strada con il Gran Premio Pescara del 1957, senza dimenticare l'eredità più recente di questa vocazione automobilistica.
Da Pescara, cuore di questo mito, agli altri centri abruzzesi, specie Teramo ma anche L’Aquila e Chieti. Attraverso i capitoli - saggi, cammei, articoli, interviste - si potranno incontrare il marchese de Sterlich e il principe Bira, Lulù Spinozzi e Guy Moll, Tazio Nuvolari ed Enzo Ferrari, Fangio e Moss, un giovane poeta come Roberto Roversi e un costruttore geniale come Berardo Taraschi. E ancora i nomi e volti più recenti, come i piloti Trulli e Tarquini, Liuzzi e Ponzio, senza contare le voci abruzzesi della F1 come Mazzoni e Giovannelli.
«Una regione del Centro Italia ancora remotissima in un certo immaginario collettivo odierno che, contrariamente, in anni non sospetti, è stata protagonista ben nota e blasonata di irripetibili momenti della storia internazionale legati alla velocità», scrivono gli autori.
«L’Abruzzo in generale, da Teramo a Chieti, passando per L’Aquila. Pescara in particolare, la “città veloce” non a caso che ha sempre avuto nella sua conformazione primigenia e nella sua gestazione non ancora secolare questo innato senso di rapidità, questo mito della “eterna corsa in avanti”, come scriveva Mario Pomilio. La corsa. Il percorrere e il raggiungere. Il tragitto più del traguardo forse. Il rischio che abbraccia la gloria. La necessità di una “modernità” che paradossalmente supera la contemporaneità. Nel secolo breve, come un impetuoso giro velocissimo sul circuito, Pescara e l'Abruzzo hanno scritto alcune delle pagine più alte, e talvolta anche più drammatiche, della velocità mondiale».
Il libro, insomma,è un compendio delle eccellenze motoristiche legate all’Abruzzo, dall'automobilismo all'aviazione fino alla motonautica, fra gentiluomini del primo e lungimiranti personalità del secondo '900, per ritrovare il sapore di un formidabile tempo andato.
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