Il Florian in tournée a Oslo con lo spettacolo “L’asino”

10 Maggio 2023

La pièce allestita a Pescara vede in scena Anna Paola Vellaccio e Stefano Sabelli

PESCARA. Il Florian Metateatro in tournée a Oslo domani con lo spettacolo “L'asino” del norvegese Jon Jesper Halle (premio Ibsen, premio Hedda) all'Istituto italiano di cultura. “L'asino” è un atto unico sperimentale giocato su doppio binario narrativo. Un serrato dialogo a due fra un ruolo femminile, realistico, e uno maschile, evocativo, che danno vita a un incontro/scontro tracimante in una rappresentazione multiforme e sarcastica della società scandinava contemporanea messa a nudo e sferzata con irridente epicità, mentre, sempre più evidenti, emergono le Voci di dentro di una donna comune invecchiata precocemente, sola e disperata, con le sue ansie, paure, rabbia repressa, frustrazioni e sogni troppo grandi per essere realizzati. Lo spettacolo, coproduzione con Teatri Molisani, è interpretato dalla prim'attrice del Florian Metateatro, Anna Paola Vellaccio (Kari), e Stefano Sabelli (Voce), «due grandi attori per un piccolo grande spettacolo» come ha scritto il critico Franco Cordelli sul Corriere della Sera. “L'asino” varca così i confini nazionali – in “simpatica” coincidenza con la visita del presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, in terra norvegese – dopo il debutto, durante la pandemia, in anteprima ai Quartieri dell'Arte di Viterbo in una messinscena a cielo aperto in un bosco di castagni, in prima assoluta ad Asti Teatro e in ripresa con la prossima stagione al Florian Espace e in altre piazze nazionali. La regia è di Gianluca Iumiento, musiche dal vivo della giovane cantautrice Arianna Sannino (sorta di terzo personaggio inglobato in scena), scene e disegni dell'artista visiva Keziat. Atmosfera visiva e musicale sono efficacemente alleate nella narrazione di questo dramma psicologico, profondo tunnel onirico con inaspettato risvolto finale: l'asino si tramuta in lupo, e attacca. Un'azione forte e non esattamente inquadrata nella sfera personale della protagonista che arriva al punto di scegliere tra l'essere e il non essere. Anna Paola Vellaccio, un testo contemporaneo che lascia spazio all'angoscia, alle gabbie mentali di certa condizione femminile.
Qual è la sua interpretazione di Kari?
«Un personaggio che fa tenerezza e anche un po' paura. La sento vicina, anch'io faccio i conti con la giovinezza che è passata. Ma a differenza sua dico che la rabbia per una delusione va usata per costruire qualcosa di nuovo, non per distruggere. Alla fine Kari fa uccidere una parte di sé che ama per sentirsi libera, per rinascere».
In occasione dell'allestimento a Pescara alcune spettatrici hanno osservato come fosse evidente la scrittura del testo per mano maschile. Ne conviene?
«Un po' sì, peraltro anche il regista è un uomo. Trovo comunque una ricerca di incontro tra due psicologie che si incontrano e si scontrano».
Qual è stato il suo apporto nell'interpretazione?
«Ho dato la mia fisicità. A un certo punto Kari è legata con una catena alla panchina e quando si scatena la sua trasformazione in lupo io sciolgo la mia folta capigliatura, effettivamente mi trasformo, i miei capelli si gonfiano nello spazio naturalmente. Un'altra attrice avrebbe agito su un'altra peculiarità della sua figura».
Su quali altri progetti sta lavorando?
«Continuo a portare avanti e prossimamente anche a Pescara “La chiave dell'ascensore” di Agota Kristof con la regia di Fabrizio Arcuri. Anche lì una donna che vive reclusa, in un baratro, si comincia raccontando una favola e finisce in modo terribile. Un testo molto forte metafora di come le donne spesso si facciano rinchiudere, comincino ad abbassare lo sguardo, diventino dipendenti dalla volontà dell'uomo fino a farsi distruggere».
Il tema del femminile appare al centro dei suoi interessi e delle sue scelte attualmente?
«In questi giorni al Vascello abbiamo presentato un ciclo di letture dai testi della scrittrice francese Annie Ernaux Nobel per la letteratura 2022, che racconta le sue radici, la sua emancipazione, i suoi amori. Riprenderemo anche il progetto “Regine” di Roberto Cavosi particolarmente apprezzato per lo short “La lavatrice di Elisabetta” presentato alla festa del 35esimo compleanno del Florian Espace. Merito anche della regia pop di Riccardo Festa e degli originali costumi di Rossella Oppedisano che mi ha vestita come una drag queen».
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