Il genio Carlos Grangel: «Amo l’Italia per l’arte»

4 Giugno 2022

Al padre di Emily, la Sposa cadavere, il premio Bonelli 2022

PESCARA. Dalla sua matita sono nati personaggi di Balto, de Il principe d'Egitto, di Spirit, di Hotel Transylvania, di Kung Fu Panda, di Madagascar, de La sposa cadavere di Tim Burton. Il catalano Carlos Grangel è un mostro sacro dell'animazione che però conserva un'umiltà e un'empatia straordinarie. La giuria ha assegnato il Premio Bonelli 2022 a lui, padre di Emily, la sposa cadavere che campeggia sul manifesto della rassegna. A Pescara dichiara la sua grande passione per l'Italia. «Sono innamorato del vostro Paese, anche perché amo l'arte e la grande arte la trovi in Italia, in Spagna o in Francia. Poi amo il fumetto italiano, ho una passione mediterranea. È un onore ricevere il premio Bonelli. Dopo due anni durante i quali non mi sono mai mosso per il Covid. Qui a Pescara sono venuto con la mia macchina da Barcellona». E per Cartoons, Grangel ha creato il bellissimo manifesto con la Sposa cadavere circondata dai gabbiani. «Ho pensato che La Sposa Cadavere è stata presentata a Venezia per la prima volta, è un po’ italiana dunque. Ho immaginato Emily come una Madonna sulla spiaggia di Pescara, tutta in blu. Ho pensato quasi di essere Caravaggio...» spiega. Grangel ricorda come è iniziata la sua lunga carriera: «Ho cominciato come un artista frustrato di fumetti, i fumetti erano la mia vita ma c'era la crisi negli anni '80. Quindi per necessità sono passato all'animazione e ho cominciato a collaborare con i grandi studi americani di animazione: Sony, Paramount, Warner Bros, Dreamsworks. Con grandi registi come Steven Spielberg o Tim Burton, ma anche Guillermo del Toro con il quale faccio il nuovo Pinocchio per Netflix. Un Pinocchio un pò oscuro, non come quello di Disney». In una carriera costellata da successi Grangel ha creato personaggi indimenticabili: «Non è possibile scegliere, sarebbe come chiedere a una madre di scegliere tra i figli. Posso dire che tre film hanno segnato la mia carriera. Balto è stato un film a bassissimo costo che è durato nel tempo e ai bambini è piaciuto tantissimo. Poi c'è stato Il principe d'Egitto, la prima grande opera da 150 milioni di dollari. E poi c'è stato Spirit che all'inizio non volevo fare per la grande difficoltà di disegnare e animare il cavallo, un animale perfetto. Se si guardano i cavalli di Velázquez o di Rembrandt, non sono bei cavalli. E in più c'era la difficoltà di far vedere le sue emozioni. Spirit non parla ma è fin troppo espressivo: avevo timore come se dovessi scalare l'Everest. Ma Spielberg mi ha messo spalle al muro: mi ha detto o Spirit o la porta...». Sui sequel dei film Grangel dice: «Penso che si facciano solo per far soldi. Faccio sempre solo opere prime, per scelta. Mi hanno offerto molto per fare i secondi film, ma ho sempre detto di no». Su quali consigli darebbe a un giovane disegnatore Grangel non ha dubbi: «Parlerei prima di tutto ai suoi genitori. Se pensano che il loro bambino sia un artista, allora devono appoggiarlo. Mio padre e mia madre mi dicevano “Vai vai vai”, come a Valentino Rossi. Sia l'Italia che la Spagna non sono paesi di produzione di animazione ma, se tu hai qualità, gli americani ti vedono subito, hanno l'occhio lungo. E poi ai ragazzi direi che questo mestiere non è divertimento ma concentrazione: devono lavorare, molto, troppo».