Il mestiere del giudice nella “Toga nera” di Gino di Tizio

3 Gennaio 2015

PESCARA. Giornalista, Gino di Tizio, nato a Chieti nel 1940, ha deciso di passare al romanzo, dando alle stampe “La toga nera” (Noubs, 10 euro, 87 pagine) un romanzo che ha come protagonista un...

PESCARA. Giornalista, Gino di Tizio, nato a Chieti nel 1940, ha deciso di passare al romanzo, dando alle stampe “La toga nera” (Noubs, 10 euro, 87 pagine) un romanzo che ha come protagonista un magistrato.

Trasferito casualmente nella sua terra d'origine, Marco Giordani, il protagonista della vicenda, si troverà coinvolto nei meccanismi contraddittori della giustizia, e cercherà malgrado tutto di mantenersi puro e onesto. Analoga al suo destino è quello del maresciallo dei carabinieri Giuliano Mastri, che viene trasferito contemporaneamente nella caserma di Chieti. Figlio di un uomo noto, a cui spesso fanno riferimento le figure equivoche che lo vanno ad accogliere al suo arrivo, Marco Giordani si trova subito alle prese con un omicidio che gli viene annunciato proprio dal maresciallo Mastri. La vittima è una donna di settant'anni di cui viene simulato un suicidio, forse proprio da parte del marito che è comunque il sospettato numero uno. Imperterrito il giovane giudice comincia una serie di inchieste appoggiato in questo dal maresciallo. Giunge così inevitabile lo scontro con il potere politico, incarnato dall'onorevole Martino, originario di Chieti, che vola da Roma per chiedere ragione a Giordani di come era stato trattato un avvocato. Uno dei primi a fare le spese del rigore mostrato dal giudice, è lo stesso maresciallo Mastri, trasferito improvvisamente e apparentemente senza motivo, e con grande disappunto di Marco che aveva cominciato a trovare nel maresciallo uno dei pochi che sembrava condividere la sua idea di onestà e morale. E il trasferimento del maresciallo è solo l'inizio di una serie di spiacevoli e negativi eventi per Marco.

Un'amarezza profonda caratterizza il giudice, l'amarezza di chi crede ancora nell'onestà e nella giustizia. Ma la vera svolta del romanzo si ha alla fine, quando viene recapitata una lettera anonima in cui addirittura si accusa Giordani di aver ricevuto grossi favori dall'alto, dal potere politico.

Un romanzo più che attuale su uno dei temi più discussi degli ultimi tempi: gli attriti tra potere politico e potere giudiziario.

Marco Tabellione

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