Il mio amico Massimo: Troisi torna in scena in un nuovo docu-film

14 Dicembre 2022

L’opera di Alessandro Bencivenga sarà in sala da domani Maria Grazia Cucinotta: «Unico come uomo e come artista»

ROMA. «È un'occasione in più per parlare di lui. Sono passati ventotto anni da Il postino e non c'è giorno che non penso a lui con gratitudine, perché mi ha aiutato a farcela, mi ha dato visibilità». Così, raggiunta da remoto, Maria Grazia Cucinotta ricorda Troisi alla presentazione del docu-film Il mio amico Massimo, diretto da Alessandro Bencivenga e con le voci narranti di Lello Arena e Cloris Brosca, che si è tenuta ieri a Roma.
Racconta ancora l'attrice: «Troisi mi ha insegnato ad essere sempre sincera e vera. Chi era Massimo? Unico sia come artista e come uomo». Distribuito da Lucky Red in ottanta copie dal 15 al 21 dicembre, Il mio amico Massimo è comunque un docu-film dal taglio inusuale, in cui si racconta la vita e il percorso artistico dell'attore napoletano a quasi 70 anni dall'anniversario della sua nascita. L’opera si affida più alle testimonianze di chi l’ha conosciuto che sugli spezzoni di repertorio. Il film, infatti, mette insieme, oltre ai filmati delle sue esibizioni cabarettistiche, teatrali e televisive, oltre alle immagini dei backstage e alle foto d'epoca, tante interviste agli amici e agli esponenti del mondo dello spettacolo che hanno lavorato con lui, come Carlo Verdone, Nino Frassica, Clarissa Burt, Maria Grazia Cucinotta, Ficarra e Picone, Pippo Baudo e Renzo Arbore.
«Un giorno», racconta il regista Alessandro Bencivenga, «guardando un film di Troisi, ho pensato che sarebbe stato bello realizzare un docu-film su Massimo. In fondo lui è stato, ed è tuttora, il mio autore, regista e attore di riferimento. Conoscevo alcuni suoi amici e quella che all'inizio era soltanto una fumosa idea, è con il tempo diventata una realtà concreta. Da lì ho cominciato a fantasticare su un racconto sul mondo di Troisi, ma in modo non convenzionale».
Presente a Roma un visibilmente commosso Gerardo Ferrara, controfigura di Troisi nel film Il postino, scelto per la sua somiglianza con il regista-attore napoletano, per permettergli di riposare dalle fatiche della recitazione, visto che era già molto malato durante le riprese del film. Troisi morì nel sonno appena poche ore dopo l’ultimo ciak, il 4 giugno 1994. Come racconta Ferrara, «il primo incontro fu particolare. Ero teso ed emozionato perché Troisi era il mio mito: andai direttamente a Roma per conoscerlo e lui subito mi abbracciò. Fui scelto», spiega ancora Ferrara, «in modo del tutto occasionale. Fui infatti contattato da un ragazzo che lavorava sul set e che sapeva della mia somiglianza».
Ribadisce poi ancora il regista sulla scelta di mettere poche scene dei film di Massimo Troisi in questa sua opera: «Non le ho messe perché le abbiamo viste tante volte. Un giorno ero a Napoli e un bambino sapeva una sua battuta a memoria senza aver visto nessuno dei suoi film. Ho cercato di fare qualcosa di diverso, perché le sue opere si conoscono tutte». In conferenza stampa anche Alfredo Cozzolino, suo amico d'infanzia e attore in tutti i suoi film, che immagina così il futuro che Troisi avrebbe avuto se fosse vivo ancora oggi: «Massimo ha iniziato con il teatro e avrebbe proseguito con quello, perché era la cosa che più gli piaceva fare».