«Il mio Falstaff bulimico della vita alle prese con l’età»

17 Dicembre 2019

Il regista porta ad Avezzano Shakespeare inedito «Col Tsa anni indelebili per la crescita del teatro»

AVEZZANO. «Uno che vuole avere invece di essere, come un po’ tutti noi. Ecco il nostro Falstaff, personaggio attuale, prepotente, vitale, possente, bulimico, che vuole impossessarsi della vita». Antonio Calenda, maestro del teatro italiano, è proiettato nel futuro anzi nell’immediato dello spettacolo dal vivo che da oltre mezzo secolo dà energia ed emozione alla sua vita.
All’amarcord degli anni ‘70 in cui animava con Gigi Proietti e Piera Degli Esposti le vicende del Teatro stabile dell’Aquila («eravamo giovani, crescevamo insieme al teatro, oggi altri tempi»), Calenda preferisce portare il discorso sullo spettacolo “Falstaff e il suo servo” di cui firma la regia, e la drammaturgia con Nicola Fano, in scena stasera alle 21 per la stagione di prosa del Teatro dei Marsi di Avezzano, cartellone allestito con la direzione artistica dell’attore marsicano Lino Guanciale.
Una creazione originale – due atti, 150 minuti – ispirata ai drammi shakespeariani, racconta al Centro il regista originario di Buonabitacolo, che vede protagonisti due nomi importanti della scena nazionale, Franco Branciaroli e Massimo De Francovich, con loro Valentina Violo, Valentina D'Andrea, Alessio Esposito, Matteo Baronchelli. Scene e costumi di Laura Giannisi, luci di Cesare Agoni, musiche del maestro Germano Mazzocchetti, movimenti scenici di Jacquilne Bulnés. Spettacolo fresco di debutto dopo la prima nazionale a Brescia e poi al Piccolo Teatro Strehler fino al 6 dicembre.
Calenda, come nasce il vostro Falstaff?
È una farsa tragicomica sulla vicende di un personaggio così importante nella drammaturgia scespiriana ma che mai ha avuto la dignità di un titolo fatta eccezione ne “Le allegre comari di Windsor”. Noi abbiamo lavorato sull’immagine di Falstaff, un essere avido, prepotente, bulimico della vita.
Come si è tradotto il tutto nel gioco delle parti?
Abbiamo un gruppo di attori meravigliosi. Franco Branciaroli, un innovatore, uno dei più versatili attori italiani, qui è Sir Falstaff, un uomo alle prese con l’età ma che non si dà per vinto e che però alla fine capitolerà. Massimo De Francovich, l’attore classico per eccellenza, è la coscienza inascoltata di quel crapulone. Tanto è grosso e goffo Falstaff, tanto il suo servo è fine nelle sembianze e nel porgere, ma scomodo nel mettere in crisi le (false) certezze del suo signore. Falstaff è l’alter ego di ogni grande protagonista del teatro di Shakespeare: il suo ossessivo ottimismo sconvolge il conflitto tra volontà e destino che permea tutto il canone. E se gli si mette di fronte un Servo che crede di poter addomesticare la realtà...?
Lei ha diretto il Tsa per più anni in due diversi momenti, quanto conta il suo legame con l’Abruzzo?
Innazitutto tengo a ricordare che sono cittadino onorario dell’Aquila. Per me è motivo di orgoglio essere presente e ricordato per vari motivi, con lo Stabile abbiamo costruito spettacoli memorabili di altissimo valore artistico e sociale. L’Aquila rappresenta un punto fermo nella mia vita, anni indelebili per la crescita del teatro e per la mia vita professionale, due cose che vanno di pari passo.
Un legame rinverdito di recente con il debutto di “Prove di volo” di Simone Cristicchi, attuale direttore artistico del Tsa.
Simone mi ha voluto al fianco per la sua prima produzione come regista, per me è un fratello minore.
Come vede il rapporto tra la città e la ricostruzione?
Ogni giorno che passa mi auguro che la ricostruzione avvenga al più presto. Una città di rilevanza come l’Aquila deve tornare a essere propulsore di cultura per l’Abruzzo e il centro Italia, il teatro deve essere una priorità per la politica. Il teatro è incontro tra le persone e l’incontro è al centro della vita, la rinascita del teatro può essere una metafora, si vive l’ identità di una cultura stando insieme, emozionandosi. Il mio dolore è nel vedere che si va a rilento, eppure il progetto di ricostruzione del teatro è buono, efficace, ci sarà una seconda sala sotto la platea, per le prove e altre attività. Restituire il teatro alla città è un obbligo, non ci si può accontentare del Ridotto. La gente ha bisogno di un luogo per vivere la sua assemblea, ritrovarsi nel rito collettivo. Ricordiamoci che il teatro è nato in Grecia, dove vedendo pensavano insieme.
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