«Il mio Omero 3.0 tra mito e cinema spero saprà far ridere»

Lo scrittore pescarese in libreria con “Ulisse e Polifemo” «Il mostro va dal dottor Frankenstein, quello di Mel Brooks»
PESCARA. È «un Polifemo tutto da ridere» la nuova creazione letteraria di Alessio Romano. Lo scrittore pescarese torna in libreria con “Ulisse e Polifemo”, pubblicato nella collana “I miti raccontati ai bambini” di Lisciani Libri con illustrazioni di David Landi. Il celebre gigante monoculo va nello studio del dottor Frankenstein con il desiderio di avere due occhi e racconterà la vera storia dello scontro con Ulisse.
Una pastore che vende prodotti su Amazon e che si reca in uno studio di chirurgia estetica con una bizzarra richiesta. Chi è il suo Polifemo?
È un Polifemo tutto da ridere. Ho deciso di scrivere una storia che potesse divertire i bambini, con tanti riferimenti al loro mondo contemporaneo. Anche la presenza del dottor Victor Frankenstein (che devo molto di più al film di Mel Brooks che al romanzo di Mary Shelley), con la sua segretaria fuori di testa, contribuisce a rendere il clima del racconto quello della commedia, della farsa che spero saprà far ridere e divertire grandi e piccini. I bambini diventeranno lettori forti da grandi solo se capiranno da piccoli che la lettura è anche un divertimento.
Polifemo racconta una versione completamente diversa della storia omerica che conosciamo, con una Penelope aspirante scrittrice che teme di non essere presa troppo sul serio, in quanto donna. Una Penelope annoiata in attesa del ritorno di Ulisse, che ama fantasticare per ingannare il tempo. Come le è venuta questa idea?
È arrivata alla fine del lavoro sul libro fotografico “Una stanza tutta per loro” (Avagliano Editore) realizzato insieme al fotografo Ale Di Blasio. Scrivendo la prefazione a quel libro, in cui le principali scrittrici italiane sono intervistate e fotografate nel luogo dove scrivono, mi è venuta l’idea che Omero fosse una donna. E che l’instancabile lavoro di Penelope, quello di fare e disfare la trama del suo ordito, fosse una bellissima metafora della scrittura e del lavoro di un narratore.
Qual è il punto di forza de “I miti raccontati ai bambini”?
Nel mio libro, come in tutti quelli della collana, c’è anche una parte in cui si racconta il mito vero, quindi hanno un valore formativo oltre che di divertimento. In più ci sono i “documenti”: una serie di approfondimenti sui temi trattati. Nel mio ragiono in modo semplice sull’evoluzione delle figure del “mostro” e dello “scienziato pazzo”, trattando con leggerezza temi legati all’etica e alla nostra più stretta attualità.
Docente alla Scuola Macondo di Pescara, alla Scuola Holden e al carcere Le Vallette di Torino, tiene corsi nelle librerie di tutta Italia. Chi frequenta i laboratori di scrittura?
Persone di ogni età e ceto sociale. E questo rende il lavoro di gruppo davvero interessante. Io imparo molto da ognuno dei partecipanti. Credo che il mio ruolo sia più quello di un catalizzatore di storie che di un insegnante vero e proprio.
Il mestiere dello scrivere si può insegnare?
Penso che la scrittura sia più un destino che un mestiere. Un buon corso di scrittura può avere solo due esiti per chi partecipa: pubblicare o abbandonare la scrittura per leggere ancora di più e in modo più consapevole.
La sua esperienza al carcere delle Vallette: cosa le ha lasciato e cosa lei ha lasciato a loro?
Io gli ho lasciato un buon piano per evadere: la lettura. Loro mi hanno fatto capire quanto sia fortunato anche solo per il fatto di essere un uomo libero.
Che consiglio darebbe a un giovane che sogna di fare lo scrittore?
Leggere il più possibile.
Quali sono i suoi prossimi progetti? Sto lavorando alla sceneggiatura di due graphic novel. E poi dal 2015 sono al lavoro su un nuovo romanzo lungo. Ma io sono un romanziere molto pigro. Tra un libro e l’altro c’è bisogno di molta vita.
Tra i suoi romanzi, qual è quello a cui è rimasto più legato?
“Solo sigari quando è festa” uscito per Bompiani nel 2015, il migliore che abbia scritto.
Cos’è la scrittura per Alessio Romano?
Tutto quello che avevo pensato non fosse.
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