Il mistero del tempo nelle poesie di Minore

14 Settembre 2020

“O caro pensiero” è il titolo della nuova raccolta pubblicata dal poeta e scrittore abruzzese

PESCARA. Non vi poteva essere dedica più schietta di quella che Renato Minore ha offerto al pensiero umano nella sua ultima raccolta di versi “O caro pensiero” (Nino Aragno editore, 15 euro).
In queste poesie, nell’approfondimento delle analogie e dei paradossi, dei significati riposti e nascosti, il poeta, giornalista e scrittore abruzzese è riuscito davvero a scalfire qualcosa del grande mistero che lega la mente umana alla realtà. “Non c’è pioggia che valga quella pioggia, non c’è ricordo che valga quel ricordo” scrive, a significare che la vita è passare, e il passare non ha senso, ha senso solo il restare che però ci è precluso, per cui viviamo solo continuate nostalgie, le piogge che davvero ci bagnano non ritornano e non può il ricordo riattualizzarle.
Questo è il punto di partenza della riflessione in versi di Minore, questa assurda lotta che il pensiero dell’uomo combatte contro il tempo. E di questa contrapposizione Minore non cerca tanto il senso, quanto la soluzione, la conclusione, perché forse il senso, il significato ultimo sta proprio nella composizione dei dissidi.
La soluzione è sparsa nelle liriche, come nel brano “Serve tempo”, dove il tempo che occorre è un tempo qualitativo, non quantitativo, un tempo che corrisponde al tempo dell’ispirazione. È il tempo della preparazione, il tempo si potrebbe dire della crescita spirituale, che poi vuol dire crescita del pensiero, se per spirituale laicamente intendiamo la parte consapevole e cosciente dell’uomo, e come essa produca idee. Tutta l’opera di Minore dunque non è che una rivalutazione estrema della fondamentale importanza che la consapevolezza riveste nel mondo umano.
Un surplus di coscienza quindi attraversa le composizioni di Minore, alla ricerca del bandolo della matassa riguardo all’esistenza. La risposta che consentirebbe di trovare la via in mezzo al labirinto delle vicissitudini, consisterebbe così in una proposta del pensiero stesso, onnipotente forza dell’uomo, ciò che probabilmente gli consente di essere sé stesso. Il pensiero umano come soluzione, come primo punto di riferimento, il pensiero umano come vero oracolo dell’universo, l’universo che attraverso l’uomo giunge appunto a pensare sé stesso. Ecco i motivi della dedica e dell’esaltazione di Renato Minore, anche perché il pensiero appare sempre più come la qualità intrinseca dell’individuo più che una facoltà impersonale dell’insieme e della specie. E in effetti non per niente Minore affronta l’argomento attraverso le forme della poesia, che difende il pensiero in una cifra tutta individuale e intima. Così intima che il poeta osa anche di più, va a rintracciare i momenti di gestazione della sua particolare forma mentis, del suo operare pensieroso, quelli appunto dell’infanzia che sono compresi nella prima parte della raccolta.