Il monaco che ama Trump in un film di Barbet Schroeder

CANNES. C'è un monaco buddista che ama Trump, odia i musulmani ed è per la purezza della razza. Tutte queste qualità sono unite in un uomo solo, il maestro buddista birmano Wirathu raccontato da...
CANNES. C'è un monaco buddista che ama Trump, odia i musulmani ed è per la purezza della razza. Tutte queste qualità sono unite in un uomo solo, il maestro buddista birmano Wirathu raccontato da Barbet Schroeder in “Le Venerable W.”, passato ieri alle proiezioni speciali della Selezione ufficiale del Festival di Cannes. Quest'opera, che chiude la Trilogia del male del regista, racconta di questo sorridente monaco, da lui intervistato, che cavalca l'odio del nazionalismo anti-musulmano. E questo nel segno che non si può contaminare la razza e che l'invasione islamica, anche in Europa, è un pericolo («Nelle moschee non si parla altro che di come conquistare il mondo»). Così il monaco Wirathu ha fondato il movimento 969 che sostiene l'identità buddista contro la minoranza dei Rohingya, musulmana. Barbet Schroeder, esperto di buddismo, si è posto giustamente la domanda: come fa un buddista a praticare allo stesso tempo meditazione ed odio? Nel suo viaggio a Mandalay scopre così che ci vivono ben 300mila monaci su un milione di abitanti tra i quali solo il 4% musulmani, ma che sarebbe questa minoranza, secondo il monaco, colpevole di stuprare donne e con i loro soldi corromperle. E questo ai danni della razza Birmana. Da lui anche, durante l'intervista, la presa di posizione a favore di Trump prima delle elezioni che l’hanno consacrato presidente degli Stati Uniti. Non solo, il documentario racconta, tornando al 2003 e attraverso alcune registrazioni, come il Venerabile W. desse allora indicazioni su come boicottare i negozi musulmani, solo un primo step verso un livello superiore: «Devo pianificare un'operazione efficace, stile Mossad o Fbi per fare in modo che i musulmani non abbiano più niente da mangiare, né un posto dove vivere».
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