«Il Montepulciano è un gran vino ma non sappiamo venderlo»

7 Aprile 2016

CONTROGUERRA. È un veterano del Vinitaly Camillo Montori, ma prima ancora è una colonna portante dell'enologia abruzzese. Aplomb da aristocratico teramano, dallo scorso anno ha fatto un passo...

CONTROGUERRA. È un veterano del Vinitaly Camillo Montori, ma prima ancora è una colonna portante dell'enologia abruzzese. Aplomb da aristocratico teramano, dallo scorso anno ha fatto un passo indietro nella sua storica azienda di Controguerra, lasciando spazio alle figlie Laura e Beatrice e al cognato Pierluigi Galiffa. Nella sua azienda identifica la sua vita, ma tante energie le ha spese anche per il settore vinicolo regionale, promuovendo iniziative come il riconoscimento della doc Controguerra e la nascita della docg Colline Teramane e del consorzio che la tutela.

Cosa ricorda del primo Vinitaly?

«Erano anni bellissimi, anche se l'Abruzzo per il mondo del vino non esisteva, c'erano solo Toscana, Piemonte e Veneto. Erano gli anni '60 e con Piero Cornacchia fui uno dei primi abruzzesi a partecipare alla fiera di Verona, andavamo con lo Iasm, una appendice della Cassa del Mezzogiorno per i prodotti del Centro-Sud, i nostri vini non li conosceva nessuno ma lì è cominciata la strada per l'affermazione del Montepulciano d'Abruzzo».

Come considera oggi i vini abruzzesi?

«Allora nessuno sapeva che facessimo vino in Abruzzo e molti vini erano lontani dal concetto di qualità. Ora i nostri risultano vini di grande interesse. Ritengo il Montepulciano uno dei migliori vini del panorama italiano e sono felice di essere stato protagonista della sua crescita. Peccato che non siano gli abruzzesi a venderlo, ma grandi gruppi di fuori regione».

Che momento vive il vino abruzzese?

«Noi produttori di media dimensione che abbiamo cominciato tanto tempo fa possiamo ritenerci fortunati, per chi è partito di recente ho qualche perplessità invece, l'export vinicolo è fondamentale ma è sempre più difficile e per chi si è affacciato da poco sul mercato non è semplice».

Che strada deve seguire la nostra regione nel settore?

«Dobbiamo capire l'importanza del legame tra vino e zona di origine e credere a questo più che al legame del vino col vitigno. Ogni vino va comunicato in relazione al territorio in cui nasce e alle altre eccellenze che possiede».

Come si presenterà a questo Vinitaly la sua azienda?

«Come sempre, raccontando il nostro brand e il luogo in cui nasce. Porteremo la nostra linea identificativa, Fonte Cupa, che dallo scorso anno a Montepulciano, Trebbiano e Pecorino ha aggiunto la Passerina».©RIPRODUZIONE RISERVATA