Il nuovo libro di Cazzullo: «Del fascismo abbiamo ancora un’idea distorta» 

Il giornalista torna a indagare, anche in tv, sulla nostra storia “Mussolini. Il Capobanda” diverrà anche spettacolo teatrale 

PORDENONE. A 100 anni dalla Marcia su Roma, Aldo Cazzullo ci racconta perché dovremmo vergognarci del fascismo nel libro Mussolini, Il Capobanda (Mondadori) presentato in anteprima a Pordenonelegge, nel giorno di chiusura. Al centenario il giornalista ha dedicato anche la prima puntata di Una giornata particolare, il suo nuovo programma su La7, che ha preso il via, spiega, con «un risultato insperato. Abbiamo fatto 723 mila spettatori di media, con punte di un milione e il 4,4% di share in una serata difficilissima con sulle altre reti Montalbano e la Champions League». «La prossima puntata sarà sull'assassinio di Giulio Cesare», dice il vicedirettore ad personam del Corriere della Sera.
«Abbiamo un'idea distorta, sbagliata, consolatoria, auto assolutoria di Mussolini e del fascismo. Esistono ancora in Italia i fascisti, pochi ma non pochissimi e tanti, ma non tantissimi, antifascisti. E poi c'è la maggioranza degli italiani che non ha un'idea negativa del fascismo e del Duce» spiega Cazzullo, che in questi giorni , dopo l'uscita di questo volume, sta ricevendo numerosi insulti. Autore di tanti libri, da Viva l'Italia! a La guerra dei nostri nonni e I ragazzi che volevano fare la rivoluzione, non si sente «un divulgatore, ma uno che racconta delle storie».
Gli italiani che non hanno un'idea negativa del fascismo più o meno si raccontano che, puntualizza Cazzullo, «fino al 1938 Mussolini le aveva azzeccate quasi tutte. Poi, peccato, l'alleanza con Hitler, la guerra. Ma non è andata così. Mussolini prende il potere con la violenza, facendo centinaia di morti prima della Marcia su Roma. Nel '38 Mussolini è già responsabile della morte dei principali esponenti dell'opposizione: Giacomo Matteotti, Giovanni Amendola, i fratelli Carlo e Nello Rosselli, Don Giovanni Minzoni, Piero Gobetti. Nessuno di loro era comunista», continua il giornalista, e ce lo mostra nelle oltre 300 pagine del libro. «La guerra non è un impazzimento del Duce, è lo sbocco naturale del fascismo. Peccato che il Duce ne aveva parlato per vent’anni, ma non l’aveva preparata. Mandare gli alpini della Julia, della Tridentina, della Cuneense in Russia, nelle pianure del Don, con le piccozze e i muli, senza neanche le calzature adatte, causando 80 mila morti, migliaia di congelati, fu un crimine contro il nostro stesso popolo». E a chi dice, ma allora Stalin? «Nessun problema a condannarlo. L'antifascismo e l'anticomunismo dovrebbero essere valori condivisi e non di parte», sottolinea Cazzullo. «Se oggi vediamo, povera Europa, idee di nazionalismo estremo, xenofobia, razzismo, non vuol dire che sta tornando il fascismo. Le cose non si ripresentano mai nella stessa forma, vuol dire però che alcune idee del fascismo non sono morte. E tocca a tutti combattere il ritorno di queste idee. L'antifascismo non è un valore di sinistra, non è una cosa rossa. Il nazifascismo fu sconfitto da uomini di destra come Churchill, De Gaulle».
L'uscita di Mussolini, Il Capobanda coincide con la campagna elettorale e le elezioni politiche del 25 aprile. Cosa pensa accadrà? «In Italia non ci sono leader politici fascisti, ci sono gruppuscoli fascisti. Penso che la Fiamma tricolore prenderà più voti di quello che dicono i sondaggi, non è un auspicio, è una previsione, l'intuito mi dice così, ma questo non vuol dire che sta tornando il fascismo», dice Cazzullo. Che confessa di scrivere tutti i suoi libri «pensando ai miei figli, ai giovani, perché la storia parla di noi».
Della sua intervista a Totti sul Corriere della sera, che ha fatto molto discutere spiega: «Totti aveva una storia da raccontare e l’ha raccontata. Il Corriere un minuto dopo ha chiesto anche a Ilary se voleva farlo, ma lei ha detto di no. Secondo me la parte interessante dell'intervista è quella di quando si chiude il sipario, quando la sua vita meravigliosa diventa difficile», spiega Cazzullo.
Il libro presto diventerà anche uno spettacolo teatrale: Cazzullo ci sta già pensando, immaginando una piece con sul palco lui, l’attore di origine ebraica Moni Ovadia e le musiche di Giovanna Famulari. «Avrà il titolo originario del libro, che poi ho cambiato, cioè Il duce delinquente: persone che si occupano di ordine pubblico in Italia mi hanno detto che era meglio cambiarlo». Lo spettacolo dovrebbe partire il 24 ottobre al Carcano di Milano.