Il Padiglione Usa: accusa al sistema coloniale
NEW YORK. Assieme alla britannica Sonia Boyce, Simone Leigh vince il Leone d'Oro alla Biennale di Venezia dopo aver trasformato un edificio in stile palladiano in un atto di accusa contro il sistema...
NEW YORK. Assieme alla britannica Sonia Boyce, Simone Leigh vince il Leone d'Oro alla Biennale di Venezia dopo aver trasformato un edificio in stile palladiano in un atto di accusa contro il sistema coloniale: sotto il tetto di paglia e le colonne di legno che rivestono il padiglione americano non c'è più traccia delle influenze rinascimentali che ispirarono l'architettura “bianca” negli Stati Uniti a partire dalla Casa Bianca e Monticello e da lì, disegnato nel 1930 da architetti all'epoca famosi e oggi dimenticati, lo spazio dedicato all'arte a stelle e strisce ai Giardini di Castello. La Leigh ha vinto il Leone grazie a Brick House, monumentale scultura che apre l'esposizione principale all'Arsenale. È una doppia citazione dunque che l'artista di origine giamaicana si è guadagnata in Laguna: l'altra è Sovranità, l'insieme di undici opere in ceramica e bronzo ispirate alle diaspore dall'Africa create ad hoc per il padiglione degli Usa. Quattro artisti afro-americani e quattro donne hanno abitato quegli spazi prima di Simone in quella che viene considerata una vera e propria Olimpiade dell'arte, ma la Leigh è la prima artista nera a ricevere l'alto incarico. Considerando l'edificio disegnato nel 1930 da Chester Holmes Aldrich e William Adams Delano come scultura a se stante, l'artista l'ha trasformato in un palazzo dell'Africa occidentale degli anni Trenta, cancellando le affinità con le piantagioni dei proprietari di schiavi
Dopo Venezia Sovranità viaggerà negli Stati Uniti partendo nel marzo 2023 dall'Institute of Contemporary Art di Boston, il museo che ha accompagnato l'artista nel viaggio verso la Laguna, per passare poi a Washington e a Los Angeles.
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