Il Premio Strega Paolo Cognetti con “Le otto montagne” all’Aquila

PESCARA. La montagna non è solo neve e dirupi, creste, torrenti, laghi, pascoli. La montagna è un modo di vivere la vita. Un passo davanti all'altro, silenzio, tempo e misura. Lo sa bene Paolo...
PESCARA. La montagna non è solo neve e dirupi, creste, torrenti, laghi, pascoli. La montagna è un modo di vivere la vita. Un passo davanti all'altro, silenzio, tempo e misura. Lo sa bene Paolo Cognetti, che tra una vetta e una baita ambienta il suo romanzo “Le otto montagne” (Einaudi) vincitore del Premio Strega 2017. Il Club alpino italiano attraverso il suo comitato scientifico propone per oggi, alle ore 17, all'auditorium “Sericchi” della Bper in via Pescara 2 all’Aquila un incontro con lo scrittore. Sarà presente l'acquerellista Nicola Magrin ed è prevista la partecipazione del dottor Vittorio Sconci e dei giornalisti Angelo De Nicola e Giustino Parisse.
“Le otto montagne” racconta la storia di Pietro, un ragazzino di città solitario e un po' scontroso, del suo rapporto con i genitori, con il suo amico Bruno e, soprattutto, con la montagna e l'autore sul palco dello Strega avverte: «”natura” è una parola che usano le persone di città».
La montagna, nella sua scarna bellezza, dura e selvaggia, segna l'anima per sempre, lascia l'impronta in chi vi è nato e in chi l’ha amata. Diventa una categoria dello spirito e, anche quando la si lascia in cerca di un altrove più conveniente, non ci si può mai staccare veramente da essa. Basta un suono, un profumo, e si è risucchiati. È questo che capita ai personaggi del romanzo, che non riescono a farne a meno, e vanno e ritornano, senza mai lasciarla veramente.
È una storia «di padri e figli, di abbandono della civiltà, di libertà della vita selvatica», dice ancora Cognetti. «Ho sempre avuto il ricordo di una grande felicità vissuta da bambino tra i boschi. Qualunque cosa sia il destino abita nelle montagne che abbiamo sopra la testa» .