Il Presepe Antinori gioiello del ’600 risorto a nuova vita

21 Dicembre 2015

Nuovo restauro per il popolo di pastori e signori finemente abbigliati, esempio unico al mondo

LANCIANO. Un popolo silenzioso e immobile di donne, bambini, uomini e animali che dopo un letargo durato secoli riprende lentamente il suo cammino. E' il Presepe Antinori, un piccolo grande esercito di 84 pastori, alcuni alti fino a sessanta centimetri, e 23 animali, risalente al Seicento e riportato alla luce nel 2012 dai ricercatori frentani Giacomo e Gaetano De Crecchio. Di quelle splendide figure oggi solo 18 sono state restaurate grazie all'interessamento del direttore del Polo museale d'Abruzzo, Lucia Arbace, che ha ottenuto nel 2013 un finanziamento dal Ministero per i Beni e le Attività culturali. La piccola delegazione di pastori resterà in mostra nella chiesa di Sant'Antonio a Lanciano fino al 2 febbraio.

Il presepe era appartenuto alla famiglia di Antonio Ludovico Antinori, per settant’anni arcivescovo all’Aquila ed epigrafista che con i suoi studi contribuì ai lavori del Muratori e del Mommsen, per essere poi ereditato da Luigi Stella Maranca di Lanciano. Quando la sua famiglia si è estinta i custodi del presepe sono diventate prima le suore dei Sacri Cuori di Gesù e Maria e poi i frati del convento Sant'Angelo della Pace, dove Giacomo De Crecchio li ha ritrovati e in seguito fotografati, catalogati e descritti nel libro “I pastori che dormono”, edito dalla casa editrice Rocco Carabba.

«Si tratta di un autentico, prestigioso tesoro, unico nel suo genere», spiega la dottoressa Arbace, «perché testimonia il passaggio dalle statue lignee a quelle degli artisti del Settecento napoletano. Un tesoro che supera per consistenza numerica i presepi di Napoli e che è possibile datare alla fine del Seicento grazie al lavoro del ricercatore Giacomo de Crecchio nell’archivio Antinori». La particolarità e l'eccezionalità di questo presepe risiede proprio nella fattezza dei suoi figuranti. Non gente di popolo, storpi, vaiasse di umidi rioni, straccioni e servi, ma per lo più personaggi della ricca borghesia, finemente abbigliati, con capelli veri, occhi di cristallo, calzature e perfino biancheria intima. Una riproduzione fedelissima di ciò che le famiglie nobili di un tempo prima e la ricca borghesia del Seicento dopo, volevano rappresentare nella loro immagine di Natività. Una fotografia di espressioni, movenze e costumi che è arrivata pressochè intatta fino a noi. Il Presepe Antinori è unico nel suo genere. Non si conosce al momento un altro esempio che ricordi questo metodo di raffigurare i pastori. Siamo lontani dai presepi “cortesi” napoletani. Dallo sfarzo apparente di teste e mani modellate in legno o ceramica e poi con i corpi sotto i vestiti fatti di stoppa e tenuti in piedi dal fil di ferro. Il piccolo esercito dei pastori Antinori è perfettamente intagliato in legno in tutte le parti anatomiche che si muovono autonomamente dal corpo come succede per i manichini.

Gli abiti della Madonna, di San Giuseppe e del Bambin Gesù sono di damasco e armesino, la corona, il diadema e la mazza di San Giuseppe in argento. Anche le dieci donne sono riccamente vestite con drappi in oro, fettucce, collane di corallo; hanno capelli naturali e copertine per la testa, scarpe, calze, biancheria. I bambini hanno le cuffiette, gli uomini perfino le cravatte. «I presepi cortesi raccontano l'opulenza del mercato napoletano sotto la corona dei sovrani Borbone», spiega ancora Lucia Arbace, « è estetica pura. Il Presepe Antinori ha invece una caratteristica di un naturalismo forte che non rincorre l'estetica di tipo illuminista, che non bada ad aspetti esteriori, ma alla sostanza. Un'impennata decisamente naturalistica della statuaria lignea devozionale».

Il restauro di queste splendide opere d'arte, per un primo lotto di 18 figure, è stato affidato ad uno specialista del settore e uno dei maggiori esperti dell'arte presepiale, Antonio Cantone, che assieme alla moglie Maria Costabile è a capo di un celebre laboratorio napoletano che produce e distribuisce in tutto il mondo i pastori del presepe. L'auspicio è riuscire a restaurare tutti i centosette pezzi e farli rivivere e viaggiare anche fuori dai confini abruzzesi. «Abbiamo amato e amiamo questi pastori», racconta il ricercatore Giacomo De Crecchio nel booklet “I pastori Antinori riprendono il cammino”, « e la loro sorte ci è così tanto cara che non smetteremo di accompagnarli nel loro cammino fino a quanto tutti saranno in grado di raggiungere la meta senza più ferite che ne rallentino l'andare. Ai frati minori che hanno la tutela di questo prezioso, raro presepe, si impone una gravosa responsabilità, motivo per cui non devono essere lasciati soli. Con loro non dobbiamo esimerci dal tentare quanto sia possibile per evitare di commettere l'errore più grave, quello di condannare il presepe Antinori a restare ancora nel buio».

©RIPRODUZIONE RISERVATA