Il prof di Pazienza ritratto sul murale: «Quella di Andrea un’ironia micidiale»

18 Luglio 2022

PESCARA. «Non ero a conoscenza di questi disegni che mi rappresentano, fatti da Andrea Pazienza con la sua ironia micidiale sulle pareti della casa a San Menaio. Sono colpito dal ritrovamento e anche...

PESCARA. «Non ero a conoscenza di questi disegni che mi rappresentano, fatti da Andrea Pazienza con la sua ironia micidiale sulle pareti della casa a San Menaio. Sono colpito dal ritrovamento e anche dalle frasi che sono testimonianza puntuale del rapporto tra me e lui». Sandro Visca, il professore del Liceo artistico di Pescara ritratto nel murale riemerso dopo 50 anni in quella che era stata la casa al mare della famiglia del fumettista che studiò proprio a Pescara, racconta il suo rapporto con questo allievo speciale.
«È stata un'avventura straordinaria. Andrea era vivacissimo, sensibile, molto intelligente. Il nostro era un rapporto paritario, io avevo solo 11 anni più di lui», sottolinea Visca, artista anche lui, che oggi di anni ne ha 77. «Tecnicamente non gli ho insegnato nulla. Non ne aveva bisogno. Non disegnava mai fuori scala anche se io gli dicevo che poteva farlo». Ogni estate, ricorda, «Andrea mi invitava ad andare a casa sua a San Menaio, mi diceva che il mare era bellissimo e ci saremmo divertiti ma io, con moglie e figlia, mi sentivo a disagio e non accettavo. Mi aveva anche disegnato la mappa che conservo insieme a circa 130 opere di Andrea. Per questi no lui si arrabbiava terribilmente e mi massacrava».
Evidentemente i disegni sulle pareti della cameretta della casa erano una reazione, visto che gran parte del murale ritrovato ritrae la caricatura di Visca con baffoni e profilo come quello di un fascio littorio, con svastiche e la scritta “Hasta la Visca!”. Lei è fascista? «Assolutamente no», risponde il prof, «semmai è il contrario. Ho sempre collaborato con i miei studenti per fare sperimentazione incoraggiandoli a trovare potenzialità nascoste. Mi ritraeva come un nazista, il suo senso dell'ironia ribaltava completamente la realtà. Sono alto, avevo folti baffi e lunghi capelli: ero pane per i suoi denti. Mi massacrava con tre segni. Faceva circolare sottobanco mie caricature, anche pornografiche. Poi mi diceva: “Ti sei arrabbiato?” e io rispondevo: “No, però sono diventato lo zimbello della città”.
Tra Visca e Paz c'era grande affetto e complicità. Nella parte alta del murale, tutto in rosso e blu, è emersa anche la grande scritta “Viva Fiorenzo”, altro messaggio in codice che Visca può spiegare. «Fiorenza, non Fiorenzo, era il cognome di un mio amico, Federico, funzionario e poi direttore del teatro Stabile dell'Aquila. Avevo coinvolto Andrea in alcuni scherzi, anche epistolari, che gli facevo», racconta. La dimensione del gioco e dell'ironia ha legato in modo unico insegnante e allievo. «Andrea stava sempre a casa mia e spesso, intorno alle 20,30, diceva: “Ok, ora devo andare, è ora di cena”. Era il suo modo per farsi invitare, così ritrovava una dimensione familiare, tanto che la mamma Giuliana mi venne a trovare perché si preoccupava che quel figlio così “vivace e mascalzone” non disturbasse».
Le circa 130 opere originali di Paz che possiede saranno oggetto di una importante donazione alla Fondazione Pescara Abruzzo che allestirà un nuovo museo in un palazzetto in centro, vicino piazza Salotto. Alla stessa Fondazione Visca donerà anche un archivio di disegni realizzati da lui. «La Fondazione ha acquisito anche altre opere di Pazienza. Saranno 350 in tutto, entro quest'anno l'inaugurazione».