Il recital-reading di Moni Ovadia chiude il festival Cultura dei legami

27 Novembre 2014

CITTA’ SANT’ANGELO. È Moni Ovadia l'ospite d'eccezione con il quale si conclude, domani, 28 novembre, il festival Cultura dei legami che ha visto il teatro Comunale di Città Sant'Angelo al centro di...

CITTA’ SANT’ANGELO. È Moni Ovadia l'ospite d'eccezione con il quale si conclude, domani, 28 novembre, il festival Cultura dei legami che ha visto il teatro Comunale di Città Sant'Angelo al centro di un progetto immaginato da Edoardo Oliva e dal Teatro Immediato e realizzato con il contributo di Aria- Fondazione Industriale Adriatica, e in partenariato con 4 i realtà territoriali Maglab, Arti e Spettacolo, Terrateatro e lo stesso Teatro Immediato.

Prima dello spettacolo una tavola rotonda, alle ore 17.30, con tutte le realtà presenti al festival, Edoardo Oliva, Giancarlo Gentilucci, AnnalariaTalone, Ottaviano Taddei e Moni Ovadia, in cui si parlerà dell'idea di legame inteso, secondo la visione del maestro Peter Brook, come «una forza che può controbilanciare la frammentazione del nostro mondo». Moni Ovadia, è in scena alle ore 21 con “Il Registro dei peccati”, un recital-reading «sul mondo khassidico», si legge nella presentazione dello spettacolo: «il mondo e l'umanità che Chagall ha trasfigurato nella sua arte è autenticamente esistito. Fu un mondo vero, pulsante, fatto di esseri umani troppo umani e per questo inadatti a un pianeta posseduto dai demoni della violenza, del razzismo, del delirio nazionalista. La spiritualità di quella gente della diaspora ebraica che vestiva in bianco e nero era davvero coloratissima; lo era con i colori del fervore estatico eppure quotidiano». Il linguaggio più autentico con cui si espressero quegli ebrei fu quello del «khassidismo dove il pensiero spirituale più estremo e abissale si coniuga con la semplicità profonda». Il khassidismo è la celebrazione della fragilità umana e della sua bellezza, «in quella celebrazione si riconosce la maestà ineffabile del divino che non si vede», contimua la nota, «il cui nome è impronunciabile, e ciò nonostante con quel divino si intrattengono relazioni di familiarità e persino di prossimità irriverente, senza che questa contraddizione trascorra mai nella blasfemia». Moni Ovadia conduce per mano lo spettatore verso un mondo estirpato dal paesaggio umano e spirituale dalla brutalità dell'odio, «ma che ci parla e ci ammaestra anche dalla sua assenza attraverso un'energia che pulsa in chi la sa ascoltare ed accogliere». Info: 333.6530249, info@teatroimmediato.it