Il regista di Beatles e Stones e un disegnatore abruzzese uniti in nome dell’arte

21 Novembre 2015

A Londra l’esposizione “State of minds” con i quadri di Michael Lindsay-Hogg e i disegni di Glauco Della Sciucca autore per il New Yorker e altre grandi riviste

di Giuliano Di Tanna

Che cosa hanno in comune un talentuoso disegnatore abruzzese di 40 anni, che lavora con grandi riviste come il New Yorker, e un 75enne regista americano di nascita ma inglese di formazione, figlio di Orson Welles, e autore di film documentari sui Beatles e i Rolling Stones? La passione per l’arte. Un amore che, unito a un’amicizia maturata attraverso gli anni, li ha portati a organizzare una mostra di quadri e disegni che si aprirà, il prossimo mese di aprile, nella Lacey Contemporary Gallery di Notting Hill a Londra. La mostra si intitola “State of minds-An exhibition of paintings and drawings” e loro sono . Glauco Della Sciucca , pema nato ad Atri, e Michael Lindsay-Hogg, il regista di “Let it be”, l’ultimo film con i Beatles ancora uniti, e “Rock ’n’ Roll Circus”, il programma tv registrato con i Rolling Stones nel dicembre del 1968, mai mandato in onda e disseppellito, nel 1994, con un’edizione in dvd. Della Sciucca e Lindsay-Hogg esporranno i loro lavori originali, tra pittura e illustrazione, in un confronto tra artisti esponenti di due generazioni così lontane, così vicine. La mostra è sponsorizzata da un’azienda abruzzese, la Demaservice spa-Trasporti internazionali.

«E’ una mostra sospesa nel tempo», spiegano le note d presentazione della esposizione che apruirà i battenti il 13 aprile dle 2016, «dove i pennelli e le tele di Michael Lindsay-Hogg si confrontano specularmente con i pennarelli e la carta di Glauco Della Sciucca. I colori del primo, e il bianco e nero del secondo. Il sofisticato espressionismo psicologico del primo contro il potente astrattismo tra urbanesimo e satira del secondo. I volti profondi e vissuti ritratti da Michael Lindsay-Hogg contro la controversa celebrazione del mito della città verticale e i suoi mostri quotidiani di Della Sciucca».

«Un regista, autore e pittore nato a New York negli anni Quaranta», proseguono le note, «e un illustratore, giornalista e scrittore nato in Italia negli anni Settanta, uniti dalla medesima tensione, mai doma, a una rivoluzione culturale che passi dall'umanesimo e dall'arte, dalla psicologia, la satira e da una possibile sintesi tra estetica, ricerca psicologica e trasmissione di impulsi mentali continui. Una exhibition old fashioned e post-modern, allo stesso tempo: la risposta perfetta alla creatività 2.0 creata dall'attuale modello di capitalismo digitale: l'uomo al centro della sua opera, capace di creare realtà senza l'impellente necessità di farsi coadiuvare da tablet e computer, se le sue mani e la sua mente creativa possono farcela anche solo con una semplice penna da un pound, con un pennello, una tela, il bianco di una foglio di carta qualsiasi».

«“State of minds”», dicono gli organizzatori della mostra, «è questo e molto altro. Prima di tutto, però, lasciatecelo dire: è un evento. Un evento assoluto. Là dove la pittura finisce, ecco che comincia l'illustrazione, là dove un uomo si defila, ecco un grattacielo e il suo skyline approfittarne, là dove un labirinto in odor di astrattismo ha il suo inizio, ecco finire la prospettiva borghese di un uomo nella penombra. Là dove si ha voglia di cambiare il mondo con l'arte, ecco arrivare la testimonianza tangibile e travolgente di due artisti uniti da una parola sola, oggi più mai potente e necessaria: arte».

Glauco Della Sciucca vive fra Francavilla, dove ha casa e famiglia, New York e Londra. Autore del libro “Central Park West Stories” edito da Baldini Castoldi Dalai, è giornalista professionista, scrittore e illustratore di fama internazionale autore di lavori pubblicati a New York, Roma, Shangai, Lugano e Milano, reduce dall'aver disegnato uno degli orologi Swatch più apprezzati e di successo, The Black and White Special, presentato in Cina e distribuito a livello mondiale, e la borsa HarvArt per MyStyleBags (da poco presentata in Svizzera) dopo aver debuttato sulla leggendaria rivista The New Yorker, che ha fatto la storia della letteratura americana (su quelle pagine Truman Capote pubblicò, negli anni Sessanta, una lunga anticipazione del suo libro più famoso “A sangue freddo”) ha disegnato le copertine di Linus, The Brooklyn Rail, Columbia Journalism Review pubblicata dalla Columbia University e la prestigiosa The New York Review of Books (la Rivisita dei libri, nella sua versione italiana).

Michael Lindsay-Hogg, figlio del grande regista e attore americano (Quarto potere), Orson Welles e Geraldine Fitzgerald, l’attrice irlandese che, nel 1940, ottenne una nomination all'Oscar alla miglior attrice non protagonista per il film “Cime tempestose”, deve la sua fama soprattutto al rapporto con i Beatles e i Rolling Stones. E’ lui il regista degli antenati dei videoclip, i brevi filmati con cui i Beatles, negli anni Sessanta, lanciavano i loro singoli e che, sono stati, da poco, restaurati e pubblicati in un’edizione di lusso dell’album “1”: da "Revolution" a “Hey Jude” a “Rain”. Ma, soprattutto, Lindsay-Hogg è il regista di “Let it be”, il documentario girato nel gennaio del 1969 a Londra, fra gli studi di Twickenham e la sede della Apple in Saville Row. Il film documenta le penutime sessioni di registrazione dei Beatles (nell’agosto di quell’anno si sarebbero riuniti di nuovo per produrre “Abbey Road”), che culminarono nel famoso Rooftop Concert, il concerto sul tetto della Apple, l’ultima volta che il gruppo suonò dal vivo in un posto pubblico. Quel film nacque sulla scia del “Rock ’n’ Roll Circus” dei Rolling Stones, un programma registrato, nel dicembre precedente, per la messa in onda televisiva, che però non avvenne mai perché la band di Jagger e Richards lo bloccò, convinta di non aver suonato al meglio delle sue possibilità. Le telecamere di Michael Lindsay-Hogg catturarono un altro momento importante della storia del rock: l’ultima esibizione dal vivo con gli Stones di Brian Jones che, di lì a sette mesi, sarebbe morto annegando nella piscina della sua villa.

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