Il ritorno di Carlo Delle Piane «Voglio interpretare un cattivo»

PESARO. Carlo Delle Piane, 82 anni, è un uomo piccolo piccolo, ma anche un grande artista pieno di cuore. E così ieri al Festival di Pesaro, dove festeggerà stasera i suoi settant'anni di carriera...
PESARO. Carlo Delle Piane, 82 anni, è un uomo piccolo piccolo, ma anche un grande artista pieno di cuore. E così ieri al Festival di Pesaro, dove festeggerà stasera i suoi settant'anni di carriera mostrava, quasi per contrasto, un solo desiderio: «Vorrei finalmente fare un ruolo da cattivo». Un desiderio, il suo, così grande da renderlo convinto che il piccolo cameo nei panni di un esorcista che farà nel prossimo film di Pupi Avati, il film gotico “La casa del diavolo”, possa finalmente riscattarlo.
Probabilmente non è così, ma è difficile persuaderlo del contrario. Ancora provato dall'emorragia cerebrale che lo ha colpito nel gennaio 2015 e che lo ha reso, al risveglio dal coma, una persona che non accetta nessun contatto, nessuna stretta di mano («Devo aprire le porte con un fazzoletto») si racconta, accompagnato dall'amorevole moglie, la cantante Anna Crispino, tra timidezze e slanci. Sono 110 film all'attivo dell’attore romano, figlio di un sarto di Santa Margherita di Atri, di cui una quindicina sotto la direzione del suo grande amico Pupi Avati, Delle Piane parte dall'inizio, dal suo primo film quando aveva solo 12 anni.
«Ero alle medie al Pio XI di Roma e lì arrivarono gli assistenti del regista Duilio Coletti che cercavano tra gli alunni i ragazzi per il film Cuore. Io, che ero sempre all'ultimo banco e non andavo troppo bene a scuola, non capivo chi fossero, pensavo che stessero per interrogarmi e quasi mi nascondevo. Ma fui scelto, anche se allora sembravo un extraterrestre piccolo e con le gambe sottili sottili. Da allora mi ritrovai a lavorare con grandi artisti, ma non davo loro importanza, per me il cinema era un modo per non andare a scuola e mettermi qualche soldo in tasca».
Un film dietro l'altro per lui, in genere commedie brillanti: «Ho recitato con tutti, Sordi, Totò, Gassman, Fabrizi, sono stato diretto da De Sica, Vadim, Steno, Monicelli, Polanski e Corbucci». Ma il suo grande amico è stato Aldo Fabrizi, «uno non troppo amato dai colleghi per la sua schiettezza. Ho fatto con lui La famiglia Passaguai e poi Rugantino di Garinei e Giovannini. Mi ricordo poi che Fabrizi usava svuotare un rosetta e riempirla di rigatoni al sugo. Era fatto così». Suo attore di riferimento Buster Keaton: «Volevo essere come lui. Mi piaceva la sua asciuttezza nella recitazione, la sua maniacalità nel sottrarre».
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