Il ritorno di Orfeo e le sirene: le sculture al Museo nazionale dopo l’eccezionale recupero

18 Settembre 2022

ROMA. Orfeo, il mitico cantore, seduto in trono, le labbra socchiuse, con la sua musica è riuscito nell'impossibile. Le malefiche sirene, modellate non con la coda di pesce ma metà donne e metà...

ROMA. Orfeo, il mitico cantore, seduto in trono, le labbra socchiuse, con la sua musica è riuscito nell'impossibile. Le malefiche sirene, modellate non con la coda di pesce ma metà donne e metà uccello secondo l'iconografia più antica, restano incantate. Con le ricche vesti e i riccioli che cadono dalle acconciature, non riescono a distogliere lo sguardo. Tacciono. E gli Argonauti, al passaggio tra i flutti, sono salvi. Non cadranno vittime del loro canto. Tornano “a casa” Orfeo e le sirene, il gruppo scultoreo del IV secolo a.C, trionfo di bellezza e perfezione, trafugato negli anni '70 da un sito archeologico tarantino, acquistato dal Paul Getty Museum di Malibu e oggi recuperato grazie alla complessa attività investigativa dei Carabinieri del Comando per la tutela del patrimonio culturale. Atterrato in Italia martedì, il gruppo, realizzato in terracotta quasi a grandezza naturale, è ora la superstar del Museo dell'Arte Salvata nel Museo Nazionale Romano, dove sarà esposto fino al 15 ottobre per poi entrare in collezione al Museo archeologico di Taranto. «Una grande soddisfazione», commenta il ministro della Cultura, Dario Franceschini. «Uno straordinario capolavoro che ci era stato illecitamente sottratto rientra a far parte delle nostre bellezze». Proprio in queste settimane, rivela il comandante dei Carabinieri Roberto Riccardi, al suo ultimo giorno alla guida del Tpc, si sta lavorando «per far tornare in Italia anche l'Atleta di Fano» con «una proposta al trust del Getty». Ma quello di Orfeo e le sirene, ammette, «è uno dei recuperi più importanti di sempre. Non basta produrre arte, bisogna proteggerla».
Sull'Orfeo, che «per il viaggio è stato assicurato per 8 milioni di dollari», aveva allungato le mani «la criminalità organizzata». Il suo rientro è infatti «l'epilogo di una complessa indagine», dice il Procuratore della Repubblica di Taranto, Eugenia Pontassuglia, «che dal 2020 ha portato al recupero di oltre 2.000 reperti archeologici dal VI al II secolo a.C. illecitamente trafugati» e all'individuazione di «un'organizzazione criminale transnazionale». In particolare, l'Orfeo e le sirene erano stati ceduti dai tombaroli a un «noto ricettatore locale» con contatti con la criminalità organizzata, che li aveva ceduti al titolare di una galleria d'arte in Svizzera, dove li aveva acquistati il Getty. Ora, spiega il direttore del Museo Nazionale Romano, Stéphane Verger, «per quest'opera inizia una nuova vita di studio, ad esempio sui pigmenti».