Il ritorno di Ornella Albanese con “Il falconiere dei re”

20 Aprile 2022

Nel Bestsellers Mondadori la scrittrice giuliese “segue” Federico II in Abruzzo «Tutto nasce da una visita a Castel Manfrino, luogo di leggende meravigliose»

GIULIANOVA. Federico II, Stupor Mundi, e i figli, l’odio del papato per la casa sveva, le armi, gli amori, la caccia, un giovane falconiere che insieme a una giovane nobildonna risale l’Italia dalla Puglia fino a Bononia passando per l’Abruzzo lungo il tracturus magnus. E le rocche federiciane, Castel del Monte in Puglia, Castel Manfrino in Abruzzo e il richiamo a Dante, il vicino monastero di Montesanto, le abbazie, i nemici guelfi, i baroni traditori, le badesse soccorrevoli, le vessazioni dell’invasore angioino.
Una ricostruzione storica accurata, personaggi a tutto tondo, ritmo e colpi di scena rendono avvincente il romanzo storico d’avventura di Ornella Albanese “Il falconiere dei re”, pubblicato da Mondadori negli Oscar Bestsellers (14.50 euro). Oltre trecento pagine che si leggono con piacere grazie anche a una scrittura sorvegliata e una struttura narrativa agile, con le grandi ellissi narrative che dividono le parti del romanzo affidate al vertiginoso volo e al cangiare degli occhi di Vento, il superbo falco regalato al protagonista Matthias dall’imperatore Federico nei suoi ultimi giorni di vita nella domus di Florentinum.
Originaria di Giulianova (frazione Case di Trento), Ornella Albanese, che risiede a Bologna dopo aver vissuto e insegnato Inglese tra Milano e Varese, ha pubblicato 16 romance storici per la collana da edicola I Romanzi Mondadori. Ora è arrivata in libreria con questa nuova opera che sta andando molto bene nelle vendite. Inoltre l’autrice abruzzese, esordì da ragazza con racconti gialli e rosa per le riviste Gioia e Bella, ha all’attivo i thriller storico-sentimentali “L’anello di ferro” e “L’oscuro mosaico”, pluripremiato, entrambi per Leggereditore, e “Il sigillo degli Acquaviva” per Leone Editore, in cui ricostruisce l’origine della signoria atriana, i possedimenti, i feudatari.
«Nelle pagine de “Il falconiere dei re” ho unito i miei tre luoghi del cuore», spiega l’autrice, «l’Abruzzo in cui sono nata e dove torno spesso, nella casa paterna a Mosciano Sant’Angelo, la Puglia, dove ho compiuto tutti gli studi e passo le estati al mare, e Bologna, l’amata città dove vivo. Casualmente ho vissuto in questi luoghi federiciani, che ora ho collegato nel romanzo».
Cosa l’ha affascinata di Federico II?
«Federico è nella mia testa da molto tempo. Il mio primo romanzo per Mondadori “Il volo del falco” è ambientato nel suo castello più misterioso, Santa Maria del Monte, edificio esoterico e bellissimo, un libro di pietra di cui ho studiato la planimetrìa e il significato e che ho avuto modo di vedere quando era ancora isolato e fuori dalla dimensione turistica. Lo Stupor Mundi è stato un uomo eccezionale, visionario, parlava sei lingue, amava la caccia, le donne, non si contano i suoi figli. Ha fondato l’università di Napoli, emanato le Costituzioni di Melfi, scritto il trattato Ars venandi cum avibus. Ha fatto tutto, piegava il tempo ai suoi ordini. Anche l’essere considerato dal papa un anticristo, figlio di un’ex suora, me lo ha reso interessante».
Com’è nata l’idea di collegare nella vicenda narrata la Puglia, l’Abruzzo e Bononia, l’attuale Bologna?
«Durante il lockdown ero con mio marito a Mosciano e abbiamo deciso di visitare Castel Manfrino (il rudere si trova nel Teramano, tra i Monti Gemelli, ndc). Mi è sembrato un luogo meraviglioso, in cui aleggia la leggenda della sepoltura del re svevo Manfredi, figlio di Federico, a cui sembra alludere anche Dante. Poco lontano c’è il monastero di Santa Maria in Montesanto, che nel romanzo ho ricreato com’era nel Duecento, con le cinque torri che ora non ci sono più. Ho pensato di collegare questi luoghi come tappe del viaggio avventuroso che Matthias e Lucretia compiono dalla Puglia fino a Bologna, al palazzo di re Enzo, con l’idea di liberare il figlio dell’imperatore lì prigioniero. È molto divertente fare i collegamenti storici, la Storia viene incontro alla tua idea, senza bisogno di forzature, tutte le date e i fatti si incastrano. Sono partita da Federico e i figli Corrado, Manfredi e Enzo e ho collegato luoghi e vicende, trovando il fil rouge nel personaggio di Matthias».
Il falconiere è un personaggio totalmente immaginario?
«No, ho attribuito a Matthias alcuni fatti reali che non si sa bene da chi siano stati compiuti. Per il resto è un personaggio inventato, ma dotato di caratteristiche che potessero attrarre Federico, come l’abilità nella caccia col falcone».
Quanto tempo ha richiesto il romanzo e su quali fonti si è documentata?
«Tra ricerche e stesura più di otto mesi, ma è stato lunghissimo il lavoro di revisione. Sono molto puntigliosa, faccio un lavoro certosino per rispettare la correttezza storica e la correttezza del lessico dell’epoca. Mi documento e controllo ogni cosa, dalle tecniche di combattimento alla forgiatura delle lame di Damasco. Per le fonti avevo una lista di libri e documenti molto antichi da consultare nella biblioteca di Bologna. Per Enzo ho potuto scaricare digitalizzazioni di vecchi scritti, su Federico c’è tantissimo, mentre per Manfredi mi è stato di aiuto l’amico giornalista giuliese Walter De Berardinis, che mi ha aperto la sua ricca biblioteca quando ero a Mosciano durante il lockdown. Tra le fonti anche i testi dello storico teramano Niccola Palma».
Lei ha insegnato, il romanzo storico può essere utile per far amare la Storia agli studenti?
«La Storia è complessa, con la forma romanzo diventa comprensibile per un giovane e può diventare lo strumento per attrarne l’attenzione. Un’amica docente di liceo mi ha detto che suggerirà ai suoi studenti “Il falconiere dei re” come lettura estiva».