Il Road movie in jazz di Piero Delle Monache

24 Novembre 2017

Esce oggi il primo disco registrato dal vivo del musicista pescarese: i miei brani sono come un film

Oggi esce il primo disco dal vivo del sassofonista jazz pescarese, Piero Delle Monache. L’album si intitola “Road movie” e raccoglie cinque anni di musica (dal 2012 al 2017) tra Sud Africa, Turchia, Giappone e Italia, dal 2012 al 2017). Il disco sarà presentato, oggi alle 19; al Castello Marcantonio, nell’ambito della rassegna CepagattiArte.
Nel disco si passa da brani in solo (sax ed elettronica), a live con lo storico quartetto (con Tito Mangialajo Rantzer al contrabbasso e Alessandro Marzi alla batteria; mentre al pianoforte si alternano Giovanni Ceccarelli, Claudio Filippini e Alessandro Bravo). Tre gli ospiti: Ivan Mazuze al sax soprano, Mustafa Isleyen alle percussioni, Flavia Massimo al violoncello.
Il cd restituisce subito il carattere internazionale di Delle Monache, il suo sentirsi cittadino del mondo. «In effetti con la musica», spiega il musicista, «riesci sempre a sentirti parte di un tutto, non ci sono confini e non è un luogo comune. Un esempio su tutti, la possibilità di coinvolgere i musicisti del posto in cui suoni, anche se culturalmente lontani dal tuo mondo. È accaduto con Mustafa in Turchia. Ci siamo conosciuti casualmente in un negozio di strumenti musicali dove lui lavora. L’ho sentito provare una batteria, abbiamo parlato, gli ho chiesto se era impegnato la sera e se avrebbe avuto piacere a suonare con me e con il mio gruppo. Ed eccotelo sul palco».
Il titolo del cd - “Road movie” - strizza l’occhio al linguaggio cinematografico. «I film», dice Delle Monache, «sono una mia grande passione. Quando lavoro ad un nuovo disco mi sento come un regista che coordina le riprese, le scene, gli attori. In più, nove volte su dieci, i miei brani prendono spunto dalle immagini. Un panorama, la scena di un film, un quadro. In questo senso sono brani cinematografici, perché evocano, almeno spero, un’immagine o una storia in chi ascolta. Lascio molto spazio alla melodia e al carattere narrativo della musica, poco alla tecnica. Non mi piace esibirmi in virtuosismi, ma permettere all’ascoltatore di ritrovare qualcosa di sé nelle note. L’espressione Road Movie, infine», conclude il musicista, «è un chiaro omaggio all’intramontabile binomio viaggio/musica».
©RIPRODUZIONE RISERVATA