Il “romanzo criminale” abruzzese: la Banda Battestini arriva in tv

In due puntate, lunedì e martedì, la storia del gruppo malavitoso che imperversò tra gli anni ’70 e ’80 Una vicenda sanguinosa ricostruita attraverso le testimonianze di superstiti, giornalisti e investigatori
È un romanzo criminale. È la storia di ragazzi maledetti che, tra gli anni Settanta e Ottanta, commettono omicidi e mettono a segno 114 rapine cominciando con un colpo clamoroso in Olanda. È un gruppo di fuoco spinto da un micidiale cocktail di adrenalina, ambizione e droga, che non voleva restare vincolato in tre colonne in cronaca di provincia ma puntava a entrare nella storia del grande crimine per essere ricordato come la Banda della Magliana d’Abruzzo. Si chiamava Banda Battestini, dal nome del capo Rolando e di suo fratello Pasquale, figli della borghesia di quegli anni in cui la società cambiava e le banche cominciavano a proliferare. Soprattutto a Pescara dove la banda nasce con una sorta di battesimo, nel quartiere di San Donato, quando i borghesi Battestini stringono un patto criminale con i proletari Massimo Ballone e Claudio Di Risio. I primi cercavano brividi d’adrenalina nel puntare una pistola alla tempia di impiegati di banca paralizzati dalla paura. I secondi erano mossi da una voglia incontenibile di riscatto sociale. A loro si unì Valerio Viccei, amico dell’estremista di destra Gianni Nardi e autore della rapina del secolo a Londra, un colpo da 140 miliardi di lire.
Quei “ragazzi maledetti” che si arricchirono rapinando banche, uffici postali e attività commerciali. Ma i Battestini, con Ballone, De Risio, Viccei e Italo Ceci, il bandito che poi li tradirà, non sapevano che il loro destino era segnato già dalla prima rapina, quella ad Utrecht, proseguita con decine di altri colpi, al ritmo di uno al mese, degenerati in omicidi, un passante a Filetto e una guardia giurata nelle Marche. Per quei ragazzi della mala non ci sarà scampo. La morte o la fuga perenne dal passato sono l’epilogo di una storia che finora nessuno ha mai raccontato in tv.
I tasselli, ricomposti attraverso le testimonianze di figli delle vittime, investigatori e giornalisti, immagini e retroscena inediti, diventano pagine insanguinate. E il romanzo criminale abruzzese rivive con le sue storie suggestive, come quella di Rolando, biondo e con gli occhi azzurri, che ricordano Vallanzasca, oppure di Ballone e la sua rocambolesca fuga in Venezuela, un Papillon moderno e spregiudicato, o Ceci che si pente, tradisce ma viene seguito come un’ombra da un destino inevitabile, fino a una mite serata di febbraio del 2012 quando l’ammazzano a Pescara. Storie maledette ricostruite nei dettagli. Lo farà History Channel, lunedì e martedì prossimi alle 21, con due puntate che lasciano il segno. Commuovono e indignano, attraverso le testimonianze di Roberto Battestini, il fratello più piccolo e buono, che non scelse le armi ma preferì la matita diventando un famoso disegnatore, oppure con Ballone, superstite insieme a pochi altri di quella banda, che rivela gli oscuri retroscena. Non aggiungiamo altro, ma torniamo a quegli anni.
Dopo l’arresto di Rolando e Italo e il pentimento di quest’ultimo, tutti finiscono a processo e in cella, condannati con pene esemplari. Il 29 gennaio del 1985 però la banda diventa protagonista di una clamorosa fuga dal carcere di San Donato a Pescara. Tra gli evasi Massimo Ballone, Claudio Di Risio e Raimondo Coletta. Ma Rolando e Pasquale non fanno parte del gruppo, composto da cinque criminali. La fuga però termina a fine febbraio in un bagno di sangue. Vengono tutti rintracciati nel quartiere San Basilio a Roma, nel covo fornito da quelli della Magliana e di nuovo arrestati oppure freddati durante un conflitto a fuoco con la Polizia. E gli altri? Pasquale Battestini muore nel 1988 colpito dalle forze dell’ordine dopo aver forzato un posto di blocco a Giulianova. Anche Viccei viene ammazzato da un poliziotto. Rolando, invece, si spegne in circostanze misteriose nel carcere di Campobasso nel 1992. E nel 2012, a Pescara, c’è l’omicidio - ancora irrisolto - di Italo Ceci, il pentito della Battestini. È l’ultima pagina di un romanzo maledetto.
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