Il Santagiusta sul trono degli spumanti italiani

11 Febbraio 2016

Bel colpo per la cantina Marchesi de' Cordano, tra Loreto Aprutino e Catignano Il brut del vignaiolo D’Onofrio e l’enologo Festa conquista il critico Maroni

Un San Valentino più frizzante del solito per Francesco D'Onofrio e la sua cantina Marchesi de' Cordano nella storica tenuta Santa Caterina, tra Catignano e Loreto Aprutino. Un brindisi davvero spumeggiante è quello che attende il giovane vignaiolo di Villamagna e il suo alter ego Vittorio Festa, figlio d'arte, indispensabile supporto tecnologico di Marchesi. Questa sera al Salone delle Fontane – Eur, il gioiello aziendale Santagiusta brut metodo classico verrà premiato come Miglior spumante d'Italia a "I Migliori Vini italiani", kermesse romana organizzata da Luca Maroni. Con un perlage fine e persistente, appena tremila bottiglie in commercio, le bollicine del Santagiusta brut metodo classico – uno dei pochi spumanti abruzzesi a chiudere la filiera sul territorio – si sono imposte sulla nutrita selezione di etichette nazionali, tra cui Franciacorta e Trento Doc. Un bel colpo anche per l'Abruzzo del vino «che promette qualità ma che stenta ad affermarsi su territori finora poco competitivi come quello delle bollicine», conferma D'Onofrio. Un'affermazione decisa per un prodotto balzato agli onori delle cronache sul nascere, un paio di vendemmie orsono: il primo brut metodo classico a base di pinot nero – blanc de noir – prodotto in quota in Abruzzo.

Uve sane e curate maniacalmente nel vigneto di Adriana Tronca a Tione, Goriano Valli, nel parco del Sirente. Delle due annate prodotte, la prima, 2011, solo 18 mesi sui lieviti, è stata premiata “per originalità” dal Pescara Abruzzo Wine 2013. Poi l'azzardato confronto – inedito in Abruzzo – con i blasonati champagne francesi, in cantina a Loreto. Quindi la seconda edizione, l'annata 2012, 24 mesi sur lies, sboccatura luglio 2015, oggi eletta da Maroni, autore dell' “Annuario dei migliori vini italiani”. Il giornalista romano discepolo di Veronelli porta l'Abruzzo nel cuore (nonna di Avezzano, e quando non è a Roma abita a Rocca di Mezzo) e più volte si è detto «estasiato» dai «frutti bluastri e antociani inossidabili» del Montepulciano d'Abruzzo tanto da offrirsi, qualche anno fa, come testimonial dell'innovativo ampliamento aziendale di Marchesi de'Cordano.

Francesco, come spiega tanto successo?

Sono ancora incredulo. Ma felice. Era una degustazione alla cieca, la commissione ha fatto un bel lavoro. E pensare che puntavamo sul Santinumi riserva, che si è piazzato come terzo Miglior vino rosso d'Italia. Del Santagiusta brut tengo a sottolineare che si tratta di un pas dosé, cioè un dosaggio naturale, senza liqueur d'expedition. Pura espressione del territorio. Abbiamo prolungato la permanenza sui lieviti da 18 a 24 mesi perché l'eleganza del Pinot ha bisogno di tempo per esprimere la massima fragranza. Stiamo pensando a una versione 36 mesi.

Come nasce il Progetto Santagiusta?

E' un progetto dedicato ai vini di montagna, nato per gioco e per ambizione. Per valorizzare l'Abruzzo interno pedemontano, territori incontaminati, escursioni estreme, esposizioni favorevoli per fare qualità. Con Vittorio Festa abbiamo iniziato il percorso nell'Aquilano, vallata del medio Aterno. E ci stiamo estendendo alle pendici del Gran Sasso, montagna di Campli e Civitella del Tronto, con la prima sperimentazione in quota di Sauvignon. E sulla Maiella occidentale, a Roccamorice.

Per Marchesi de' Cordano settimana romana da incorniciare: dall'11 al 14 premiazione del Santagiusta e banco di degustazione al Salone delle Fontane-Eur. Giovedì 18 all’Hotel Rome Cavalieri con Daniela Scrobogna, docente della Fondazione italiana sommelier, doppia verticale delle 2 etichette di punta, entrambe da Montepulciano in purezza: Trinità (5 annate) e il Terra Dei Vestini Santinumi Riserva (3 annate).

E’ la conferma delle straordinarie qualità del Montepulciano d’Abruzzo, vitigno legato come pochi altri in maniera indissolubile al suo territorio. La scelta di Loreto Aprutino e del suo paesaggio antico e quasi mistico dà forza alla nostra ambizione di produrre vini di potenza e longevità straordinarie. Quest'anno puntiamo al riconoscimento della Docg dell'area vestina. Un'offerta ulteriormente rafforzata dall'ampliamento della nostra produzione di vini da lieviti indigeni e agricoltura biologica.

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