“Il segno del comando”, i 50 anni di una serie culto

16 Maggio 2021

La prima puntata dello sceneggiato Rai fu trasmessa il 16 maggio 1971 e divenne subito un successo

«Piazza con rudere di tempio romano, chiesa rinascimentale, fontana con delfini, messaggero di pietra, musica celestiale, tenebrose presenze»: il pubblico televisivo dei primi anni Settanta giocava a ricordare tutti gli indizi annotati nel fantomatico diario romano di Lord Byron. Nella grande stagione dello sceneggiato tv italiano, tra gli anni Sessanta e Settanta, una squadra di geniali sceneggiatori immaginò che il poeta romantico inglese avesse lasciato nelle sue pagine la descrizione di una misteriosa piazza romana e ne fece il punto di partenza del mistery Il segno del comando, sceneggiato Rai di culto, grande successo popolare entrato nell’immaginario collettivo e che oggi compie mezzo secolo. La prima puntata di quella che oggi chiameremmo una serie giallo-fantasy fu trasmessa domenica 16 maggio 1971 e fece subito il botto, seguita da 15 milioni di telespettatori sul Programma Nazionale (l’attuale Rai1). La trama ricca di colpi di scena e autentici spaventi, l’atmosfera gotica della Roma più segreta, delle cripte, dei palazzi dell’aristocrazia nera, gli echi romantici, l’intreccio di esoterismo, occultismo, reincarnazioni, fantasmi e indagine poliziesca inchiodò l’Italia davanti al piccolo schermo pure nelle domeniche successive per gli altri quattro episodi dello sceneggiato diretto da Daniele D’Anza. Il grande sèguito del Segno del comando fu merito anche di interpreti bravi e amati dal pubblico, divi della tv, del cinema e del teatro: Ugo Pagliai, Carla Gravina, Massimo Girotti, Andrea Checchi, Carlo Hintermann, Rossella Falk, Paola Tedesco, Franco Volpi. Fu un clamoroso successo anche la sigla, lo stornello “Cento campane” cantato da Nico dei Gabbiani e ripreso da Lando Fiorini.
Il segno del comando inizia quando Edward Forster (Pagliai), professore di letteratura inglese a Cambridge, scopre casualmente un inedito diario di George Byron, scritto durante un soggiorno a Roma nel 1817. In un passo il poeta annota: «21 aprile 1817, notte, ore 11. Esperienza indimenticabile, luogo meraviglioso, piazza con rudere di tempio romano, chiesa rinascimentale, fontana con delfini, messaggero di pietra, musica celestiale, tenebrose presenze». La pubblicazione del diario attira l'attenzione di George Powell (Girotti), addetto culturale dell'ambasciata inglese a Roma, che invita Forster a tenere una conferenza al British Council nella Settimana Byroniana. Il professore riceve anche l'invito del misterioso pittore Marco Tagliaferri, che gli invia una foto della piazza citata da Byron, che Foster ritiene inventata, sfidandolo a trovarla. Giunto a Roma, il professore va allo studio di Tagliaferri, in via Margutta; gli apre Lucia (Gravina), modella del pittore, che rimanda l'incontro con l'artista a sera nella Taverna dell'Angelo, a Trastevere. Quando Forster scopre che Tagliaferri, a lui identico come rivela un autoritratto, in realtà è morto un secolo prima, parte l'avvincente storia di fantasmi, misteri, profezie.
Lo sceneggiato ha avuto nel 2019 la più recente uscita in dvd, a cura delle Teche Rai.