«Il suo sorriso non ci lascerà, era adorabile»

28 Marzo 2018

Un flusso ininterrotto di persone alla camera ardente nella sede Rai, tanti i colleghi, gli attori: «Uno vero, uno di noi» 

È interminabile l'omaggio a Fabrizio Frizzi alla camera ardente allestita nella sede Rai di Viale Mazzini. Che il conduttore morto alle prime luci di lunedì a 60 anni fosse amato dal pubblico televisivo lo dicono i suoi tanti successi e lo dice oggi il flusso continuo di gente, si parla di 900 persone ogni ora, che, ordinata, lentamente sfila per un ultimo saluto. Un cenno con gli occhi velati di lacrime, un rispettoso saluto a distanza alla moglie Carlotta, impietrita accanto al feretro.
Era «una persona perbene» Fabrizio Frizzi, la frase che la gente comune che lo ha avuto «praticamente a cena ogni sera per anni, a sorriderci dalla tv» ripete. Anziani e giovani «cresciuti a pane e Frizzi». Le stesse parole che ripetono i colleghi arrivati uno dopo l’altro a salutarlo – «Era uno di noi era uno di voi» la riflessione di Bruno Vespa tra il “pubblico”, occhiali scuri sui volti tesi e pallidi, nessuna concessione alle “regole” dello spettacolo: solo qualche breve commento quasi sempre interrotto dalla commozione. Tra i primi ad arrivare l'ex premier Paolo Gentiloni: «Tutta questa gente in fila conferma che Frizzi era una bella persona, apprezzata per la sua umanità, la sua capacità professionale, per la sua gentilezza e cortesia, per la sua modestia. Un bellissimo esempio per la Rai, la televisione e per il Paese». Ci sono anche Gianni Letta e Luca Montezemolo – «Devo ringraziare Fabrizio, non solo come Telethon, che è stata la cosa più importante, dieci anni di grande impegno, ma anche perché quando c’era una vittoria della Ferrari era il primo a telefonarmi per farmi i complimenti» – oltre a tantissimi attori e personaggi dello spettacolo. Arrivano Beppe e Rosario Fiorello, l’ex moglie e cara amica Rita Dalla Chiesa, Renzo Arbore – «La potenza di Fabrizio era il suo sorriso. Noi i sorrisi li facciamo professionalmente, il suo invece era sincero, non solo per il pubblico a casa ma anche quando si incontrava. Era un invito all'amicizia, alla bontà, alla simpatia reciproca, alla stima con tutti. Perciò oggi il pubblico straordinariamente testimonia quella potenza, di una persona perbene, di un appassionato della vita e del suo lavoro» – Raffaella Carrà: «È la prima volta che vengo a viale Mazzini per un evento come questo, ho il cuore rotto dal dolore. Con Fabrizio c'era un feeling particolare e un'ammirazione da parte mia che credo fosse reciproca. Un modo di fare la televisione, il suo, che alcuni critici, sbagliando, chiamano buonista. In realtà no, è una televisione elegante, rispettosa, affettuosa, sorridente, una tv che si sta spegnendo piano piano». E ancora Pippo Baudo: «Ho tanti ricordi, tanta malinconia, il suo sorriso la sua amicizia, la sua disponibilità. È andato via troppo presto, in maniera ingiusta, 60 anni sono pochi, penso alla moglie giovane, alla piccola Stella». Si notano Flavio Insinna, Giulio Scarpati – «Era una persona buona, un uomo perbene, mi dispiace tantissimo. Però lui aveva sempre quel bel sorriso, conserviamoci quello». Poi c’è Max Giusti: «Fabrizio era educato, pieno di valori, era altruista. Le persone, davanti alle telecamere, sono gentili ma quando si spengono spesso non sono così cordiali. Fabrizio invece lo era, forse anche di più». Per Enrico Brigano «era la parte migliore di noi. Io in un certo senso lo invidio, molti hanno detto che era un talento generico e questo è stato il suo talento». Alessandro Haber: «L’ambizione è quasi sempre negativa, è una ricerca del potere assoluto, invece per Fabrizio si trattava di un'ambizione umana. Era una bella persona, dolce, delicato e altruista». Ecco anche Bianca Guaccero, Alba Parietti – «Fabrizio è vivo, è stato uno straordinario collega e amico. Un angelo che è volato via, era troppo buono per noi» – Franca Leosini: «Per un dolore così grande mancano le parole, così come mancherà lui. Ci sono personaggi insostituibili, che non hanno replicanti, Fabrizio era così. Uno vero, uno di noi».
C'è la dirigenza Rai con il direttore generale Mario Orfeo. Esponenti dello sport come il presidente del Coni, Giovanni Malagò, giornalisti tra cui il direttore di Repubblica, Mario Calabresi, Giletti distrutto, l'ex direttore del Tg2, Clemente Mimun: «Una volta abbiamo litigato, perché il suo programma si era allungato troppo e la volta dopo siamo andati a mangiare la pizza della pace. Era impossibile litigare con lui, era un uomo adorabile». (lad’i)
©RIPRODUZIONE RISERVATA