Il toro Ferdinand gli ultimi Jedi e la ruota di Woody

16 Dicembre 2017

La rivisitazione di un cartone animato di Disney  Star Wars e la Coney Island anni ’50 di Allen

Il toro Ferdinando, che a Natale sarà il grande amico dei bambini, alla corrida preferisce le margherite. E come dargli torto. Il cartone “Ferdinand” diretto da Carlos Saldanha, già regista dei tre film “L’era glaciale”, uscirà nelle sale il 21 dicembre ma già oggi e domani sarà visibile in anteprima in diversi cine-ma, tra cui anche molte sale abruzzesi. Due nomination ai Golden Globe per questo toro mite e pacifista, sensibile e amante della natura, e perciò oggetto di bullismo e disprezzo da parte dei suoi baldanzosi simili.
La trama è tratta da un libro del 1936, “La storia del toro Ferdinando”, scritto da Munro Leaf e illustrato da Robert Lawson, vietato nella Spagna franchista. In una nazione machista, patria della corrida, non poteva certo piacere la storia del giovane torello recalcitrante all’addestramento al combattimento nell’arena, a cui preferisce il profumo dei fiori. Il libro, che contrappone l’umanità del toro alla bestialità degli uomini che vogliono in tutti i modi inferocirlo, fu molto amato da personaggi come Gandhi, Roosevelt, Thomas Mann, che ne colsero il messaggio pacifista. Dal libro nel 1938 Walt Disney trasse il cortometraggio di animazione “Ferdinand the Bull”, una meraviglia di otto minuti che vinse l'Oscar. Il gigantesco wrestler John Cena presta la voce al toro Ferdinand nel nuovo film di Carlos Saldanha (Fabrizio De Flaviis nell’edizione italiana). Ferdinand è un gigante gentile, che ha capito che l’arena non fa per lui quando suo padre non fa ritorno dalla corrida. Nella fattoria in cui vive placidamente fa amicizia con una bambina, Nina, con il cane Paco, la capra Lupe e i buffi porcospini Una, Dos, Cuatro. Ma nell’arena lo aspetta El Primero, il toreador più famoso di Spagna, deciso a dare il meglio nella corrida d’addio.
Nelle sale da tre giorni, è già campione d’incassi, “Star Wars - Gli ultimi Jedi”, scritto e diretto da Rian Johnson. Nonostante le due ore e mezzo, l’Episodio VIII della saga fantascientifica creata quarant’anni fa da George Lucas sta attirando frotte di appassionati. Tanti personaggi vecchi e nuovi in questo capitolo che sembra un passaggio di consegne alle nuove generazioni di cavalieri Jedi e combattenti della resistenza contro l’esercito del Primo Ordine. Accanto al cavaliere Luke Skywalker (l’ormai 66enne Mark Hamill) e alla principessa Leia Organa (Carrie Fisher, morta per infarto a dicembre 2016, appena terminate le riprese) ritroviamo l’eroina Rey, l’ex mercante di ferraglie già apparsa nel precedente “Star Wars - Il risveglio della Forza”, interpretata dalla 25enne Daisy Ridley. Il film, ricco di colpi di scena, qua e là anche di una certa bellezza visiva, e con una forte presenza femminile, è forse il migliore tra i sequel di “Star Wars”.
Puntualmente, come ogni anno dal 1975 a oggi, ecco Woody Allen. Col melodramma “La ruota delle meraviglie”, ambientato negli anni Cinquanta nel luna park di Coney Island. Grandi interpretazioni, echi di Tennessee Williams e smaglianti colori pop di Vittorio Storaro per un triangolo tra personaggi sconfitti dalla vita, sullo sfondo del frenetico parco divertimenti. L’infelice Ginny (Kate Winslet), aspirante attrice, fa la cameriera e ha sposato in seconde nozze il giostraio Humpty (Jim Belushi), brav’uomo un po’ rozzo, portandogli in dote il figlio di primo letto, un bambino piromane. Ginny s’invaghisce dell’aitante Mickey (Justin Timberlake), un bagnino che sogna di fare lo scrittore. Che poi rivolge le attenzioni alla figlia di primo letto di Humpty, Carolina (Juno Temple), rifugiatasi dal padre per sfuggire al marito malavitoso. Come la ruota panoramica che gira, anche la storia è una ronde: di sentimenti traditi, aspirazioni frustrate, fallimenti inellutabili. E gli smaltati colori dei Fifties cedono il posto a un dramma cupo.
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