Il Trovatore in epoca fascista riapre il Marrucino

1 Novembre 2018

CHIETI. «C’è molto bianco e nero in un’atmosfera da cinema neorealista. Un bel salto nel tempo attorno a temi sempre attuali come la fratellanza e la contrapposizione tra una informazione libera e la...

CHIETI. «C’è molto bianco e nero in un’atmosfera da cinema neorealista. Un bel salto nel tempo attorno a temi sempre attuali come la fratellanza e la contrapposizione tra una informazione libera e la censura».
Così Luciano Messi, sovrintendente dello Sferisterio di Macerata, alla presentazione de Il Trovatore di Giuseppe Verdi, nel nuovo allestimento della Rete Lirica delle Marche, di scena domani sera (ore 20.30) al Teatro Marrucino di Chieti con replica domenica 4 novembre (ore 17.30). Una coproduzione con la Fondazione Rete Lirica delle Marche e la Fondazione Pergolesi Spontini di Jesi, che vedrà sul palco del Marrucino l’Orchestra Filarmonica Marchigiana ed il Coro Ventidio Basso di Ascoli Piceno diretto dal maestro Sebastiano Rolli.
Parte, dunque, la stagione lirica del Teatro Marrucino, con soddisfazione espressa, dopo le ultime polemiche con la Regione Abruzzo, dal sindaco Umberto Di Primio, dal presidente della deputazione teatrale Cristiano Sicari e dal direttore artistico Ettore Pellegrino, e questo primo appuntamento è sicuramente dei più stimolanti attraverso la traslazione della vicenda dalla Spagna dell’inizio del XV secolo all’Italia del periodo fascista.
E' il racconto dell’amore, contrastato dal Conte di Luna, nella trasposizione temporale Gian Galeazzo Ciano, tra due giovani partigiani: Manrico, il Trovatore, ovvero il cantastorie, che diventa un giornalista impegnato nella lotta partigiana, e Leonora, principessa d’Aragona nel libretto di Cammarano e Bardare, che assume il ruolo di una spia dei partigiani infiltratasi all’interno del “palazzo” della dittatura, ovvero il Ministero della Propaganda.
La regia dello spettacolo è affidata a Valentina Carrasco, emergente e quanto mai creativa artista argentina che ha debuttato con successo in Italia lo scorso anno alle Terme di Caracalla nella Carmen. «Fu proprio Verdi», spiega la Carrasco, «a scegliere come argomento della sua opera il dramma spagnolo El trovador, lavoro di Antonio García Gutierrez, partecipe della tendenza liberale del Romanticismo, con uno sfondo storico sul quale spicca il conflitto tra una figura emblematica della nobiltà tradizionalista ed un eroe marginale quanto umile. Nel volere avvicinare l’argomento a una realtà più vicina alla nostra, ecco appunto la vicenda legata alla censura di una voce lirica e libertaria come quella del presunto figlio della zingara in una rivalità che finisce, peraltro a loro insaputa, per opporre due fratelli fino a diventare devastante. Una lotta fratricida al tramonto della dittatura quando il Paese si divise tra fascisti e partigiani. Tra i due c’è anche una donna: Leonora. Un personaggio che nella nostra versione sembra tratto da un film di Vittorio De Sica, un cuore coraggioso che, lavorando al Ministero, si sente attratta dallo spirito poetico e libertario dei partigiani e cerca quindi di aiutarli, rappresentando così un motivo in più per alimentare la loro rivalità. Forse il più forte di tutti. L’amore».
A sottolineare l’importanza di interpretare in modo nuovo una partitura è ancora Luciano Messi: «Richiede sicuramente un grande sforzo, ma il teatro non deve rappresentare una sorta di museo bensì la piazza di un terrritorio vasto. Ed i giovani che si avvicinano a questa realtà, al di là del primo stupore, devono sentirsi coinvolti in situazioni e sentimenti senza tempo». Tema condiviso dallo stesso presidente Sicari: «L’opera lirica non è affatto elitaria. Al contrario, deve essere considerata come estremamente popolare».
©RIPRODUZIONE RISERVATA