Il Ventennio di Porta a Porta «Non invito solo donne belle...»

O lo ami o lo odi. Bruno Vespa è di quei personaggi che divide il pubblico in “innocentisti” e “colpevolisti”, chi lo stima e chi invece gli imputa di essere un autentico uomo di potere. Non a caso...
O lo ami o lo odi. Bruno Vespa è di quei personaggi che divide il pubblico in “innocentisti” e “colpevolisti”, chi lo stima e chi invece gli imputa di essere un autentico uomo di potere. Non a caso il suo “Porta a porta” è stato ribattezzato la Terza Camera. Ma su una cosa questo navigato professionista mette tutti d’accordo: sa fare il suo mestiere. Oggi “Porta a porta” festeggia 20 anni, e va in onda in prima serata su Rai1. Tra gli ospiti Conti, Antonella Clerici, Frizzi, Valeria Marini, Al Bano, Il Volo.
Vespa, un ventennio che è stato lo specchio dell’Italia, qual è il suo bilancio?
«In quasi 2.500 puntate abbiamo visto di tutto. Raccontato la Seconda Repubblica, ospitato due capi di Stato, 7 presidenti del Consiglio e tutti i leader delle opposizioni. Con Renzi siamo all’inizio della Terza. Il momento più emozionante è stato ovviamente la telefonata in diretta di Giovanni Paolo II. Il più difficile raccontare il terremoto che ha distrutto L’Aquila, la mia città. Il più amaro – nei primi anni – evitare che chiudessero “Porta a porta” perché il suo successo dava fastidio a qualcuno».
“Porta a porta” uguale Vespa: quanto si identifica nel programma?
«Dopo vent’anni qualunque programma al mondo si identifica col conduttore. Ma nessun conduttore reggerebbe se non avesse una grande squadra alle spalle. E io ce l’ho».
Come è evoluta la trasmissione per andare incontro ai gusti del pubblico?
«È cambiata giorno per giorno, senza il bisogno di analisi. Nell’autunno del 2014, quando vedemmo che i programmi d’informazione del martedì e del mercoledì arrivavano a mezzanotte, abbiamo cambiato formula: la politica non reggeva per 90 minuti e abbiamo spezzato il programma in segmenti diversi. È andata bene».
Spesso lei è stato criticato perché “troppo libero”. Altreaccusato di invitare solo donne belle...
«Se sono libero è perché credo di aver usato con buonsenso la mia autonomia. La storia delle donne belle è una sciocchezza. Anni fa le donne politiche importanti erano molto solide, ma non belle e sono state invitate con regolarità. Non è colpa mia se tra le ministre e le politiche attuali ci sono belle donne. E nella cronaca invitiamo chi secondo noi ha titolo per venire».
Quali i suoi progetti? Ha un erede?
«A me sta bene continuare così. Quando editore e pubblico si stancheranno credo che nascerà un programma diverso».
Lara Loreti
©RIPRODUZIONE RISERVATA