Il vescovo Forte a “Storie”: la Pasqua ci insegna che la vita batte la morte

12 Aprile 2022

Il teologo a capo della diocesi di Chieti-Vasto: prego per la pace, ma l’Ucraina ha diritto di difendersi. La Processione tra storia e fede

«Il grande messaggio della Pasqua è che la vita vince sempre sulla morte. Viviamo in un mondo in cui sembra che la morte abbia l’ultima parola ma la Pasqua ci insegna che non è così nonostante i 160mila morti per il Covid in Italia e le scene strazianti che arrivano dall’Ucraina con i massacri compiuti dall’esercito russo». L’arcivescovo Bruno Forte, a capo della diocesi di Chieti-Vasto, spera nella pace senza negare il diritto alla legittima difesa dell’Ucraina. «Cosa mi fa arrabbiare? Mi indigna la menzogna: imporre come verità e giustizia quello che non è. Ciò che sta facendo Putin». Forte si prepara ai giorni della Passione e della Pasqua. In mezzo c’è il Venerdì santo con la Processione del Cristo morto di Chieti, uno dei riti più antichi d’Italia che secondo la leggenda nacque nell’842 e che quest’anno ritrova il pubblico. «Sono giorni che parlano al cuore di tutti», dice Forte, «da riscoprire come una sorgente di speranza, nonostante la pandemia e la dissennata guerra innescata da Putin contro l’Ucraina». È l’arcivescovo Forte, teologo, filosofo e autore di centinaia di pubblicazioni – l’ultimo libro si intitola “Vorrei parlati di Dio - Una proposta per chi è in ricerca” – l’ospite di un’altra puntata di “Storie - Le Emozioni della Vita”, il programma di Rete 8 in collaborazione con il Centro che va in onda questa sera alle 21 per la regia di Antonio D’Ottavio (repliche il mercoledì a mezzanotte, il sabato alle 22 e il martedì alle 13.30).
Padre Bruno, così lei ama farsi chiamare, tra pochi giorni è Pasqua: qual è il suo messaggio ai giovani, alle famiglie, agli anziani e ai malati?
«Ai giovani dico che la vita è bella e vale la pena di essere vissuta anche quando davanti a loro si profilano tante difficoltà per realizzare i propri sogni. Ragazzi, non siete soli: scommettete, impegnatevi e affidatevi anche al Dio fedele che non vi lascia soli. Alle famiglie, invece, dico che sono il grembo dell’umanità, uno scrigno preziosissimo, una casa accogliente. Agli anziani ricordo che la vita è sempre bella anche nella terza età quando al centro dell’esistenza non mettiamo l’io ma gli altri. A chi vive l’infermità, invece, dico che la vita dono di Dio ha sempre la sua dignità».
Io e gli altri è un tema ricorrente nei suoi ragionamenti: in questa società sempre più egoista come si fa ad arginare l’io?
«L’enfasi dell’io è una delle caratteristiche della modernità, ma sempre più si sperimenta che una visione che assolutizzi l’io rende la vita più buia e triste: deve prevalere il concetto di persona in quanto soggetto libero e consapevole della propria storia. Quindi, la persona non è un’isola o una prigione ma una sorgente di relazioni feconde in cui la vita si costruisce: usciamo dall’epidemia della nostra solitudine e facciamo di tutto perché la folla delle solitudini, cioè il mondo segnato dal consumismo e dall’edonismo, possa ritrovare la ricchezza delle relazioni umane».
C’è un rito pasquale che le è particolarmente caro?
«A 17 anni scoprii la mia vocazione come dono d’amore: da allora tutti i riti mi sono cari ma la messa crismale del giovedì santo con tutti i sacerdoti della diocesi è un momento importante in cui si capisce che non sono io a guidare la diocesi ma gli altri».
Mancano pochi giorni alla Processione del Venerdì santo: come vive questo momento?
«La Processione del Venerdì santo, a Chieti, non è solo una tradizione storica ma trasmette il messaggio che il Signore non è lontano e straniero ma fa suoi i nostri dolori».
Torna il pubblico dopo due anni: nel 2020 e nel 2021 ha sfilato in una città deserta, si è sentito solo?
«No, non mi sono mai sentito solo ma espressione di un popolo: sentivo che ero il simbolo che il Cristo morto preparava la Resurrezione per tutti».
A un certo punto della Processione, nel 2020, Cristo si è staccato dalla croce: cosa ha pensato in quel momento?
«Durante la sua salita al Calvario Gesù è caduto per ben tre volte: è stato un episodio che ha reso ancora più realistica la rappresentazione del suo cammino d’amore per noi».
È Pasqua al tempo della guerra: come vive questi giorni?
«In me è forte la richiesta di pace. Ma dobbiamo tenere presente che c’è un aggressore e c’è un aggredito: l’aggressore è Putin con la sua organizzazione militare; l’aggredito è il popolo ucraino».
Da guerra lampo a guerra di logoramento: si dice che il conflitto potrebbe durare a lungo. Se questo accadesse, potrebbe materializzarsi un effetto di assuefazione al dolore tra la gente?
«Siamo realisti: questo è possibile perché la gente non ce la fa a vivere sempre sotto il terrore e cerca vie di fuga. Bisogna maturare nella coscienza il significato profondo di una scelta di pace, fede, solidarietà e amore per gli altri: solo allora si potrà reagire all'assuefazione e continuare a sentire come nostra la vicenda del popolo ucraino. Pur essendo convinto che la guerra è sempre un male, non possiamo chiedere al popolo ucraino di rinunciare alla sua storia e alla sua identità e sopportare i massacri russi: è chiaro che il popolo ucraino ha il diritto di difendersi perché non può accettare il suo annientamento».
E adesso cosa accadrà secondo lei?
«È difficile dirlo perché gli eventi hanno sorpreso tutti, a partire da Putin che voleva fare una guerra lampo come in Crimea ma ha sbagliato i calcoli. Personalmente sono convinto che Putin non ce la farà: per il popolo ucraino resistere è questione di vita o di morte, mentre per Putin è inseguire una mania di grandezza e un sogno di potenza, qualcosa di vile. Pur nella tristezza del prezzo che si pagherà, la parte del torto sarà smascherata e ci sarà una pace vittoriosa e giusta».
Monsignor Forte, tra pandemia e guerra, se potesse dare un consiglio alla politica cosa direbbe?
«La politica italiana ha vissuto momenti bui, come l'elezione del presidente della Repubblica: per fortuna Mattarella si è reso disponibile alla rielezione ma la politica non ha fatto una bella figura. Dico: meno calcoli e meno interessi di parte, per una visione più ampia. Su questo Mattarella e Draghi ci stanno dando esempi da seguire: mi auguri che la politica sappia seguire questi esempi».
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