Il “volo dell’arcangelo”: così il Vate cadde dalla finestra del Vittoriale

I retroscena della vicenda nel docufilm di Silvano Console La prima del film “Il Vate e lo sbirro” all’Auditorium Petruzzi
PESCARA. La sera del 13 agosto 1922 Gabriele d’Annunzio, in pigiama e pantofole, precipitò da una finestra della stanza della musica di Villa Cargnacco, a Gardone Riviera, e finì in coma. Lo spinse qualcuno o cadde accidentalmente? Su quell’episodio fu il Vate stesso a imporre un rigoroso silenzio a tutti coloro che videro e seppero. E la storia ci consegna un giallo. Perché a distanza di 102 anni da quel “volo dell’arcangelo”, così ribattezzato da D’Annunzio, resta ancora il mistero che proverà a sciogliere il docufilm Il Vate e lo sbirro realizzato da Silvano Console, regista e documentarista pescarese, alla prima che si terrà lunedì 19 febbraio alle ore 10 all’auditorium Petruzzi di via delle Caserme. Alla proiezione interverranno Luciano Canfora, storico e saggista; Pietro Gibellini, critico letterario; Raffaele Camposano, ufficio storico della Polizia di Stato ed Ennio Di Francesco, già commissario di polizia e autore del libro Il Vate e lo sbirro, da cui è tratto il filmato di Console, con protagonisti Mario Massari, Giacomo Vallozza, Daniele Ciglia, Silvano Torrieri e la partecipazione straordinaria di Germano D’Aurelio (’Nduccio) che presenterà le videoclip Nduccio e Gabbriele alla Taverna 58, Il volo dell’arcangelo e Il Duce e il Vittoriale.
«Il film», anticipa Console, «ricostruisce nei dettagli la missione del commissario Giuseppe Dosi, incaricato dal Viminale di capire cosa fosse accaduto a D’Annunzio. Dosi, assumendo una falsa identità, dopo accurate indagini a Gardone, pervenne a una conclusione della quale però ancora oggi non si è certi. Alcuni storici hanno addirittura ipotizzato che l’incidente fosse stato provocato per escludere D’Annunzio dalla scena pubblica. D’altronde il suo rapporto con Benito Mussolini era quantomeno controverso. D’Annunzio intendeva impegnarsi per una pacificazione nazionale. Avrebbe dovuto partecipare a un incontro con lo stesso Mussolini e Francesco Saverio Nitti il 15 agosto 1922. L’incidente mandò tutto all’aria».
Console svela cosa avvenne quella sera: «La sera del 13 agosto del 1922, Gabriele d’Annunzio è nella sala della Musica di Villa Cargnacco (che sarebbe diventato il Vittoriale) in compagnia dell’amante Luisa Baccara e della sorella più piccola Jolanda detta Jojò. Cade da una finestra e va in coma. Un malore? Fu spinto? Incidente di gelosia o complotto politico? L’indagine viene affidata in tutta segretezza dal Ministero degli Interni a Giuseppe Dosi, giovane e brillante commissario di Polizia. La domanda è: quell’incontro programmato e mai tenutosi, a ridosso della Marcia su Roma, che si svolse il 28 ottobre, avrebbe potuto cambiare la storia e scongiurare il ventennio fascista? È un vero e proprio giallo, che il docufilm ripropone con immagini d’epoca e ricostruzioni fedeli di ciò che accadde in versione fiction». E c’è chi sapeva, ma fu messo a tacere dallo stesso D’Annunzio: «La domestica, Amelie Mazoyer», disvela il regista, «che sa bene quel che sia successo in quella notte e avrebbe potuto dire la sua, tace. Tom Antongini, fedele segretario, che riporta un referto catastrofico («…si era spaccato il cranio…»), plaude alla fenomenale tempra del Comandante, capace di ristabilirsi a tempo di record. Però sull’accaduto dichiara di voler tacere, perché al tempo in cui scrive (gli anni ‘50) erano ancora vivi molti protagonisti ed era ancora presto per svelare i misteri. Naturalmente tacciono le due Baccara. Anzi Luisa fa di più. Dopo aver resistito ad ogni tentazione giornalistica (l’ultima intervista la darà, ormai ultra 80enne a Giovanni Minoli per Mixer su Rai 2, decidendo di portarsi il segreto nella tomba), consegnerà al Vittoriale il carteggio con Gabriele, ma privo delle lettere scambiate nel periodo successivo, o epurando tutte quelle che si riferivano all’episodio», che un secolo dopo suscita ancora dubbi e brividi.
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