«In Israele applausi al mio Don Bartolo ma pensavo a voi»

12 Marzo 2020

Il cantante lirico teramano di ritorno da Tel Aviv dove si è esibito nel Barbiere di Siviglia di Rossini 

TERAMO. «Sono partito da Tel Aviv domenica con un aereo vuoto per metà, eravamo pochi passeggeri dislocati a metri l’uno dall’altro. All’arrivo a Roma l’aeroporto era deserto, ero l’unico al ritiro bagagli». Dopo un mese e mezzo in Israele è stato desolante il rientro in Italia per il cantante lirico teramano Luciano Di Pasquale, mentre nella testa e nel cuore risuonavano ancora gli applausi e il calore dell’Israeli Opera di Tel Aviv. Nel teatro della metropoli l’artista abruzzese, talentoso basso-baritono apprezzato e richiesto in patria e all’estero per le travolgenti interpretazioni del repertorio buffo, ha cantato ne Il Barbiere di Siviglia di Rossini, in scena dal 23 febbraio al 7 marzo. Di Pasquale era Don Bartolo nell’allestimento diretto da Martin Lyngbo e coprodotto dalla Royal Danish Opera di Copenaghen con l'Opera di Israele. Con l'Israel Symphony Orchestra, diretta da Alessandro De Marchi, protagonista un cast internazionale in cui spiccava l’interprete abruzzese.
Com’è andata in Israele? Che percezione c’è dell’epidemia Covid-19? Da italiano ha subito discriminazioni?
A Tel Aviv non c’erano grossi casi. Qualcuno in quarantena a Betlemme, in Palestina. Io e il collega italiano (Guido Loconsolo, ndr) siamo arrivati il 21 gennaio e già ci facevano le battute “Italiano? Coronavirus!”, ma a parte questo nessuna discriminazione. E nelle 12 recite del Barbiere il teatro era sempre pieno.
Che Barbiere è stato?
L’allestimento era giocato su un bianco e nero da cinema muto tra scenografia, costumi, trucco. Molto bello e originale. Però il regista ha letteralmente falciato alcune parti dell’opera, tagliando senza attenzione alla storia. Si deve partire dallo spartito di Rossini, invece il regista si è basato solo sulla novella di Beaumarchais, che peraltro Rossini stravolse. Ha pensato più alla regia visiva che alla trama. Spesso i registi stranieri fanno questi errori. Ma alla fine è andata comunque molto bene.
Com’è stato accolto dai media?
Le recensioni sono state ottime, hanno lodato molto i cantanti, ho ricevuto tanti complimenti. Tutte le maggiori testate giornalistiche di Tel Aviv hanno fatto recensioni positive. Sono molto contento. Dovrei tornare all’Opera di Tel Aviv. Speriamo in un momento più tranquillo.
Che impressione ha avuto del pubblico?
È preparato, tanto che anche gli spettatori, come la stampa, si sono accorti dei tagli. Del resto il Barbiere è tra le nostre opere più conosciute al mondo, con Traviata, Aida, Tosca, Boème”.
Ha Fatto un po’ il turista?
Abbiamo approfittato di qualche giorno libero per fare gite in posti molto belli. Come il sito archeologico di Masada, città fortezza su una rocca. Si sale con la teleferica e da sopra si vede il panorama sul Mar Morto. C’era una temperatura estiva e ne ho approfittato per fare il bagno. Sul Mar Morto si galleggia benissimo perché è pieno di sale.
Canta molto all’estero. C’è differenza tra il pubblico italiano e quello straniero?
Il pubblico italiano è molto esigente e capisce subito il livello di un cantante. All’estero adorano l’opera italiana. Certo, ci sono pubblici più preparati ed esigenti di altri. In Inghilterra, al Glyndebourne Festival Opera, uno dei più importanti al mondo, ho visto una preparazione notevole del pubblico. Ho lavorato tanto in Francia, dove hanno una predilezione per il melodramma italiano. In Italia siamo abituati ad avere tutta questa bellezza, questa cultura, e la diamo per scontata. Gli stranieri invece rimangono incantati. Dovremmo guardare con occhi sranieri ciò che abbiamo.
Ha un vasto repertorio. Quali i ruoli prediletti?
Don Bartolo è il ruolo che ho fatto di più, ed è anche il più divertente, sia per me che per il pubblico. Ma amo pure Don Magnifico della Cenerentola. Mi piacerebbe fare più spesso Don Pasquale di Donizetti, che mi sento calzato bene addosso. Con Mustafà, nel rossiniano L’italiana in Algeri, mi sono divertito come un matto. Ho amato tutti i ruoli mozartiani fatti in passato e che ora, a 55 anni, non mi danno più perché richiedono cantanti giovani. Amo tutti i ruoli rossiniani da baritono buffo, il Dulcamara dell’“Elisir d’amore” di Donizetti. Nell’interpretare un personaggio devo divertirmi se voglio creare un’empatia col pubblico, sempre rispettando però testo e ruolo.
Dal 2008 è direttore artistico a Basciano del festival ArteinCanto. Bilancio?
Bilancio economico negativo, quello artistico molto positivo, ma pare non importi a nessuno. Allestimento di 12 opere, concerti, corsi, un concorso internazionale che ha tenuto a battesimo ragazzi ora impegnati in carriere internazionali. Da 2 anni non facciamo domanda di contributi alla Fondazione Tercas, da cui non riceviamo nulla da anni. L’anno scorso da Basciano ci siamo spostati a Ripattoni. Con ArteinCanto il nome di Basciano andava in tutto il mondo. Se non pensassero solo alla sagra del prosciutto avremmo potuto fare cose importanti.