In scena il mistero dell’amore nel “Sogno” di Shakespeare

21 Febbraio 2022

La commedia elisabettiana più famosa arriva domani in scena al Fenaroli Il regista Ferrini: «Un testo di giovani che parla ai giovani. E a loro lo dedico»

LANCIANO. “Sogno di una notte di mezz’estate” di William Shakespeare è una commedia sull’amore, dove tutto rinvia all’amore, che si ispira agli antichi riti di fertilità che si svolgevano nella campagna inglese nel passaggio tra primavera ed estate. Una commedia misteriosa, in cui l’amore cieco vede in realtà molto lontano, dove la notte è tempo di fate e amori, ma anche di paura e morte. È sicuramente una delle più famose commedie del teatro elisabettiano, probabilmente la più rappresentata sui palcoscenici di tutto il mondo occidentale.
E ora arriva al teatro Fenaroli di Lanciano, in scena domani sera alle 21 nella traduzione di Antonio Mazzara e la regia di Jurij Ferrini, attore (anche cinematografico, con Martone su tutti) e regista teatrale napoletano. «In ogni epoca storica, e addirittura in ogni momento della vita di un interprete, una stessa storia può prendere sfumature, echi o letture diverse», si legge nelle note di regia.
«Quindi il problema non è tanto presentare l’opera in sé, narrando le vicende dei quattro innamorati che si inseguono in un bosco incantato, popolato dalle fate, dal loro re Oberon, con quel pasticcione del suo servo – il celebre Puck – e dalla regina Titania; e forse non serve neppure ricordare gli artigiani, che, come in una filodrammatica di paese, proprio in quel bosco, allestiscono un improbabile dramma classico, soggiogati dalla incontenibile esuberanza di Nick Bottom, tessitore ed attore amatoriale, il quale ama il teatro al punto da farlo letteralmente a pezzi».
«La vera domanda è», continua il regista, «cosa può raccontarci oggi, nel 2020, questa splendida favola? (No, non è un errore l’anno: era il nostro obiettivo, ma i fatti ci hanno preceduto e hanno sparso per il mondo una pestilenza mortale per 4 milioni di persone; in ogni caso queste note di regia sono ancor più validate dai tragici eventi che continuano). Mi pare che il perno di una lettura moderna di quest’opera sia il mistero della tempesta biologica dell’innamoramento, una sequenza biochimica di emozioni che per durata ed effetti vince su qualsiasi altra droga, più o meno naturale. L’amore è un vero mistero. Ma il rapporto di questo testo con la biologia non finisce con la tempesta biochimica dell’amore; i continui litigi tra Oberon e Titania, stanno mandando fuori sesto la natura, la sua armonia. I loro alterchi stanno mettendo in serio pericolo il clima del pianeta, con conseguenti catastrofi a noi molto familiari: quali esondazioni di fiumi, carestie e pestilenze in varie parti del pianeta. Questo è un testo di giovani che parla ai giovani; giovani nel pieno delle loro tempeste ormonali».
Conclude il regista: «I giovani di oggi marciano. Non credono più nelle favole, ma sono pienamente consapevoli della meno divertente e molto pragmatica avidità umana. È a loro, a chi resterà dopo di noi, che mi piacerebbe dedicare questo Sogno».